“E … Non sono mai andato a scuola” di Andrè Stern

(tradotto da me dalla pagina: http://www.andrestern.com/fr/ecrits.html)

“Questo libro, che racconta la storia di un’infanzia felice colma una lacuna: finora, nessuno sapeva che cosa accade a un bambino che seppure profondamente radicato nella nostra società e modernità, cresce lontano da tutte le forme di scolarizzazione, senza condizionamenti, senza competizione, senza un programma prestabilito.
Colmare questa lacuna può torcere il collo di alcune idee. Vivere lontano dalla scuola non porta a diventare un asociale selvaggio analfabeta e incompetente, i mezzi di accesso alla conoscenza e il successo sono molteplici e inaspettati: il caso di Andrè Stern non è prerogativa di una famiglia benestante.
Colmare questa lacuna dà la libertà di fare una scelta personale con cognizione di causa, nella piena consapevolezza dell’ampio spettro di possibilità.
Questo libro non  vanta un metodo in più, non offre ricette. Non è nè un manuale di anticoformismo, nè una critica alla scuola. Si tratta di una testimonianza, una fonte di ispirazione, un appello alla libertà, la diversità e la fiducia.

Andrè Stern, nato nel 1971, è cresciuto , nel rispetto della espressione spontanea e naturale dell’essere umano, caratteristica dell’opera di suo padre,  il ricercatore e pedagogo Arno Stern. Sposato, padre di un bambino, Andrè Stern è un compositore, musicista, costruttore di strumenti, scrittore e giornalista. Ha co-diretto il Teatro de la Tortue Giancarlo Ciarapica Tolosa dal 2004. Il suo libro “e …non sono mai andato a scuola”, è stato tradotto e pubblicato in Germania nel 2009, dove ha avuto un grande impatto. Molti educatori  vi trovano l’energia per inventare nuovi modi nella loro quotidiana professione.  Andrè Stern è stato nominato direttore del l’iniziativa “Men for Tomorrow” Fondazione Sinn-Stiftung dal Prof. Dr. Gerald Hüther, ricercatore avanzata in neurobiologia.
Il lavoro di Andrè Stern nei mezzi di comunicazione, la sua attività di docente universitario, con i professionisti dell’istruzione e il pubblico in generale risponde ad un crescente interesse da parte di tutti coloro che, vicini o lontani, vivono e lavorano con i bambini.”

 

Pur non avendo ancora potuto leggere questo libro, perchè in italiano non è ancora stato pubblicato, mi ha colpito molto favorevolmente questa figura di artista e unschooler. Qui si può trovare una bella intervista che gli è stata fatta e pubblico a seguire gli appunti di una cara amica,  Luciana Foti, che ha assistito ad una sua conferenza.

 

Dice Luciana:

“questo è il trascritto dei miei appunti. non si capisce da qui il clima caldo della serata, il trasporto che questa persona metteva nelle risposte “:

 

“… E non sono mai andato a scuola”. André Stern, Seminarino di Bergamo Alta, 17/03/2012

Quello che ho vissuto vale solo per me. Quella che va davvero ammirata è la decisione che hanno preso i miei genitori 41 anni fa. Sono un bambino (di 41 anni) molto normale, il cui processo naturale non è stato disturbato. Abbiamo dei pregiudizi: pensiamo che senza scuola non ci sia successo, che chi non andrà a scuola sarà analfabeta, asociale, senza lavoro. Finché non si parla di alternative non ci sarà spazio per le scelte personali.

Qualifica = lavoro? Non è vero. Ho fatto esperienze concrete nella mia vita. Non si chiede una qualifica nel lavoro ma una competenza.

“Come si trasmette questo messaggio alle famiglie?”. La scuola dev’essere una scelta personale in conoscenza di causa. Bisogna trovare nuove soluzioni perché il titolo non basta per trovare lavoro (parallelismo con l’esaurimento delle risorse energetiche non rinnovabili).

Io non distinguo vita privata da vita professionale. Faccio molti lavori e guadagno da vivere con questo e molto altro.

Ho avuto maestri che mi hanno offerto la loro competenza. Non ho inventato io un mestiere, li ho imparati. In alcuni casi ho cercato il mio maestro (faccio anche il liutaio). La maggior parte dei liutai sono autodidatti. Ho cercato per 3 anni fino a quando ho trovato il maestro che mi ha detto “Non posso insegnarti niente, te lo posso mostrare”.

Non mi sento diverso dagli altri. Paradigma della socializzazione: la data di nascita e l’indirizzo civico non sono criteri per la socializzazione. Ero in contatto da bambino con altre persone. Questa è stata la mia socializzazione (gente di tutte le età, colori, culture, ecc.). Quello che legava le persone era l’interesse in comune. Interesse condiviso le competenze vengono condivise c’è un arricchimento e insieme ci si arricchisce. La moltiplicazione della diversità è estremamente importante, in questo contesto la mia diversità è una differenza in più e così un arricchimento in più.

Sono stato privilegiato per le scelte che hanno fatto i miei genitori. Non mi hanno protetto dalla conoscenza, la relazione con loro è sempre stata occhi-negli-occhi. I miei genitori non avevano mai le risposte alle mie domande.

I bambini con cui stavo non avevano tempo per giocare. Io mi sono fatto un’opinione personale: il gioco è l’apprendimento primario, non c’è differenza tra giocare ed imparare a vivere. Non conosco la differenza tra giocare ed imparare. Io potevo giocare tutto il giorno. Non dovevo trovare scuse per non andare a letto per non interrompere il gioco, né dovevo preoccuparmi delle cose da fare il giorno dopo, perché avrei ripreso il gioco là dove l’avevo interrotto il giorno prima.. Non c’era la minaccia “quando smetterai lavorerai!”.

La relazione con i miei genitori era occhi-negli-occhi: fiducia totale e completa. Mi fidavo ciecamente del no detto da mio padre. Questa fiducia non è mai stata violata. Non c’è mai stata la necessità di divieti o di riprendermi. La stessa fiducia che ha mio figlio quando lo prendo in braccio.

Non vivo in casa della mia famiglia: vivo CON la mia famiglia. Non ho conosciuto i traumi e le ribellioni dell’adolescenza.

Neuroscienza: il cervello funziona fisiologicamente nello stesso modo in tutti gli esseri umani ed è l’organo più plastico del corpo. I programmi di training cerebrale per aumentare le funzioni del cervello per fortuna non hanno mai funzionato. Il cervello si sviluppa bene là dove viene utilizzato con entusiasmo. Imparare non è un atto, è un effetto secondario. L’entusiasmo è la chiave di tutti gli apprendimenti.

Effetto secondario dell’apprendimento è la competenza. Bisogna avere il tempo di consacrarsi a quell’entusiasmo (giorni, mesi, anni). Quando una persona si immerge completamente in un argomento con entusiasmo, quella persona diventa estremamente competente. Sembra che il materiale che si cerca per approfondire arrivi da solo sotto i tuoi occhi.

Effetto secondario della competenza è il successo. Molte persone hanno bisogno di quella competenza. Il successo non è mai fine a se stesso.

Entusiasmo→ Competenza → Successo → Denaro

Per assecondare i bisogni dei propri figli, si devono osservare moltissimo e questo richiede molto tempo. Non c’è bisogno di stimolare il bambino, è la vita che stimola.

Per me è stato importante il contatto permanente con tantissime persone: da un soggetto all’altro, una rete che cresce sempre, come il cervello.

Non va bene creare un ambiente stimolante, perché in ogni caso il contesto è veicolato, gli stimoli sono soggettivi, non oggettivi: il rischio è una caduta dell’entusiasmo.

Stare insieme ai propri figli è una questione di priorità.

Mio figlio (3 anni) vive nella tecnologia, ma la sua cellula vitale è la famiglia. Noi viviamo insieme ai nonni … e siamo molto strani

Abbiamo PC ma non abbiamo TV. C’è sempre musica. Quando una persona esce nel mondo, sicuro dei suoi affetti, diventa un attore del mondo, non una vittima del mondo.

Mio figlio è accattivante. Le sue radici sono nelle sua famiglia. Il mondo è disponibile per lui, è gratis, è individuale.

I miei genitori sono sempre IN ME ma non sono stati sempre con me.

Attenzione, tempo rispetto, amore crea e fa crescere.

Istituzioni vs. unschooling: sono pronto a lasciare la Francia se non mi è concesso di educare liberamente mio figlio. Curioso che in Germania, dove la scuola familiare è proibita, il mio libro sia giunto alla sesta ristampa: la risposta è o la rivoluzione (si cerca di cambiare le cose per far valere i propri diritti) o il cambio (lascio il Paese). Non si capisce come la mia libertà sia rispettata finché non ho famiglia e questa si esaurisca nel momento in cui divento genitore. Si tratta di modificare i paradigmi familiari e questa è la migliore delle protezioni: protezione della nostra libertà.

Io non sono competente di scolarizzazione, non so come questi contenuti possono passare nell’ambiente scolastico. Io il mio compito lo svolgo in questo modo: lo sto dicendo a voi e ad altri come voi. Mio figlio a scuola non ce lo mando.

 

 

Grazie Luciana!

 

9 thoughts on ““E … Non sono mai andato a scuola” di Andrè Stern

  1. grazie mille….mamma di due bimbi unschooled all’inizio del percorso.La testimonianza in prima persone di chi è cresciuto così è fondamentale per restare connessi!!!!leggerò subito il libro….

    • Grazie anche secondo me testimonianze di questo genere sono importanti, solo che io dovrò aspettare l’edizione italiana per leggere il libro!

  2. anch’io volevo fare un post con il resoconto di luciana! Grazie per averlo fatto, che io non ho mai tempo per fare tutto quello che mi viene a mente…posso mettere il tuo link nel mio blog?

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  4. ah!? Ecco..perchè sono stato bocciato in prima elementare! Ma devo ringraziare perchè da allora(7anni)presi coscienza, che mi accompagnò e mi accompagna ogni giorno maggiormente nella mia vita ancora oggi a 57 anni, ed oggi con la compagna e madre dei nostri bambini,insieme riusciamo a comprendere l’importanza della non scuola, mettendo davanti a tutto l’idea e l’azione del gioco come autentica opportunità formativa. Blu Inda di 20 mesi ed il fratellino Tao di 4 mesi non andranno a scuola. Ciò che faranno non sarà scuola familiare ma “scambio familiare” nel senso dello scambio anche tra coetanei, conoscenti, ma non necessariamente solo coetanei, scambio con persone di ogni età, bambini e adulti , vivere la vita con le opportunità e le occasioni, non per imparare ma per impararsi, evitando di ricevere troppi insegnamenti.
    Giovanni
    detto Pioggianelbosco per gli amici Pioggia
    (per i bimbi Pio ma..non fraintendetemi perchè sono molto ma molto Kattivo! Si..insomma, un Kattivo buono!

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