La drammatizzazione 2: possibili applicazioni alla didattica.

L’ho già detto nel primo articolo: la drammatizzazione oltre a fare bene ai bambini, per rielaborare vissuti,  imparare a gestire conflitti e problematiche, è molto utile per imparare ad esprimersi liberamente, ad esercitare il linguaggio, a migliorare creatività ed immaginazione ( secondo la Montessori e molti altri) e pare proprio che sia anche il miglior modo di apprendere, come dice il cono dell’apprendimento di Edgar Dale ( presente nel primo articolo sulla drammatizzazione http://lacasadiserendippo.altervista.org/la-drammatizzazione/ ).

Ma non sono finiti qua i pregi della drammatizzazione, si possono pensare infatti infinite applicazioni della drammatizzazione alla didattica e non solo nel modo più strutturato da noi adulti, come per esempio in queste belle lezioni-gioco-spettacolo a “Il trebbo” http://www.trebbo.it/2010/primaria/lezionigioco.php , ma pure per spontanea fantasia dei nostri bambini.

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Mio figlio ha dunque una passione incredibile per i giochi di drammatizzazione e il lego.
Queste due passioni spesso si uniscono spontaneamente, andando poi a riprendere pure argomenti prettamente didattici già affrontati per suo entusiasmo,  come  è successo in questi giorni con  la terra ( mappamondo),  lo spazio e il sistema solare (fatti da noi ), la mappa d’Italia, in stile Montessori, inseriti da lui spontaneamente in una drammatizzazione.
L’occasione è stata un nuovo piccolo set di lego che Francesco ha voluto, con una piccola base spaziale, un addetto alla base col suo furgone e un piccolo mostro verde dello spazio.

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Ed ecco subito ha voluto giocare con me a far parlare gli omini di lego e la storia inizia:

Il mostro verde spaziale arriva nella base, ucciderebbe tanti uomini, ma non lo fa solo perchè è troppo stanco per farlo e si nasconde in un punto della base. Mio figlio  muoveva questo mostro. A me ha dato l’omino di un poliziotto da far muovere e parlare, dicendomi che il poliziotto arrivava a controllare che non ci fossero ladri alla base. Qui incontra la donna astronauta che ci lavora, anche lei a fine giornata, molto stanca, ma non ha visto nulla di strano.
A un certo punto trova un altro poliziotto rovesciato nella sua auto, morto, così scoprono l’esistenza di questo mostro spaziale. Ma questo mostro ha poteri terribili e non riescono a difendersi ,  il poliziotto non ha armi con se,  allora il  poliziotto, con la donna astronauta, l’addetto alla base, salgono sul furgone della base spaziale e scappano lontano sui monti. Nel frattempo il dott. Octopus si incontra anche lui con il mostro alieno e lo invita a passare la notte nel suo laboratorio, che non dista troppo dalla base spaziale. Il mostro alieno accetta e passano la notte assieme. I due diventano amici. Il mostro alieno invita il dottor Octopus ad andare con lui su Mercurio, per dimostrargli come la sua tuta spaziale è fatta di un metallo molto molto speciale e possa permettergli di vivere anche in un pianeta così tanto vicino al sole, senza bruciare e star male. Il dottor Octopus accetta di andare con lui e si mette anche lui questa  tuta, come quella del mostro,  sale sul razzo della base e partono dalla terra ( il mappamondo gonfiabile) , precisamente partono dall’Italia ( parole di mio figlio !)

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Arrivano su Mercurio ( Mercurio sul  sistema solare – giocattolo fatto da noi)

( questo è il rudimentale e improvvisato sistema solare che abbiamo costruito assieme http://lacasadiserendippo.altervista.org/pasta-da-modellare-e-sistema-solare/ )

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Qui il dottor Octopus può verificare che, incredibilmente, davvero la tuta speciale permette di vivere anche su Mercurio e poi i due amici ritornano sulla terra.
Ma  sulla terra non c’è più il laboratorio del Dottor Octopus! E’ stato attratto da una calamita gigante ed è sparito!! ( tutto inventato sempre  da Francesco) e così si mettono in viaggio per cercarlo.  Nel frattempo il poliziotto, la donna astronauta e l’addetto alla base si accampano in alta montagna, fanno un fuoco e cercano di  mangiare qualcosa e di dormire. Quando il mattino si svegliano,  tornano alla base e trovano che anche la base spaziale è sparita,  attratta da una calamita e non c’è più nè il mostro, nè il dottor Octopus. Il poliziotto prova a cercare dove sono andati col binocolo, solo che quando si mette il binocolo sugli occhi, poi se li ritrova tutti cerchiati di nero, perchè qualcuno ha fatto uno scherzo e allora tutti ridono. Il poliziotto sapeva che il binocolo gli avrebbe cerchiato gli occhi di nero, ma lo ha usato lo stesso. Tutti ridono e si bevono tutti assieme un tè attorno al fuoco, un tè con la teina ma che non fa male. C’è chi va  a fare la pipì, qualcun altro che chiede ad un altro se gli piace il suo vestito ecc ecc

Questo è l’audio di una piccola parte della storia:

incorporato da Embedded Video

Per il momento questa storia sembra finita così, ma non è detto che più avanti mio figlio non voglia continuarla o riprenderla.

Finito questo gioco, ha voluto che facessimo una danza attorno al tappeto, facendo finta di essere di volta in volta tutti i pianeti del nostro sistema solare, correndo velocissimi. Vedendo arrivare la notte e poi il giorno, ma senza girare anche su noi stessi come fanno i pianeti, ma solo attorno al tappeto, altrimenti la testa ci avrebbe fatto  male!

incorporato da Embedded Video

A fine gioco ha voluto anche mettersi a fare la mappa dell’Italia in stile Montessori ( acquistata da Fortura a Milano a poco prezzo) e ha stabilito dove abitassero i vari mostri e omini della storia:

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11 commenti su “La drammatizzazione 2: possibili applicazioni alla didattica.

  1. Ciao Graziella.
    Scusa se non ti ho risposto prima su Educazione parentale, ma volevo avere il tempo di venire a vedere con calma il tuo blog. Mi è piaciuto molto e mi sembrate davvero vulcanici! Mi sembra che anche tu usi le teorie pedagogiche per seguire in modo più consapevole quello che il tuo bimbo fa spontaneamente. Allora vorrei lasciarti in regalo due “consigli di lettura” (se già non li conosci…): il primo è Bruno Munari, che mi è subito venuto in mente nell’abbinamento arte-lego, e la seconda è la sconosciuta Maria Boschetti Alberti (la trovi solo in biblioteca…), che radicalizza il metodo Montessori. Penso che ti potrebbero piacere. Fammi sapere che ne pensi.
    A presto e buon lavoro!
    Greta

    • lacasadiserendippo il said:

      Grazie davvero Greta! Quanto mi è piaciuta questa frase tua: ” anche tu usi le teorie pedagogiche per seguire in modo più consapevole quello che il tuo bimbo fa spontaneamente.” !! Grazie! Si ecco la cosa più importante è lasciarlo libero di imparare e libero nella sua spontaneità d’imparare, perchè sono d’accordo che solo con l’entusiasmo e la libertà si possa davvero imparare.Le teorie pedagogiche e alcuni materiali didattici sopratutto Montessori, mi aiutano, si hai proprio detto bene, ad avere maggiore consapevolezza di quanto sia prezioso quello che fa spontaneamente e mi aiutano a dargli quello che lui mi chiede o di cui vedo che ha bisogno. Lui può sempre essere libero di non apprezzare un materiale e di non volerlo usare, anche se io l’ho preparato o costruito o acquistato di già! Vorrebbe solo dire che ho interpretato male il suo bisogno del momento.
      E non conoscevo il Bruno Munari pedagogo e maestro di didattica sto guardando ora .. Mi sembra fantastico!Grazie!
      Maria Boschetti Alberti la cercherò grazie! E’ bello poter condividere e stimolarsi !

  2. Guarda in questi giorni in cui mi sono trovata a dover difendere i genitori che giocano con i bambini (incredibile!!) mi allarga più che mai il cuore leggerti e trovare conferma del valore (ad ogni livello) del gioco.

    • lacasadiserendippo il said:

      Sono felice Pippi! Mi spiace che ci si debba così difendere in una cosa che è tanto bella e fa così bene ai bambini!
      Un abbraccio cara!

  3. ciao Graziella,
    torno a leggerti ed é sempre bello quello che Ci racconti!
    Convivido in pieno quanto detto da Greta riguardo l’integrazione pedagogica: é proprio il percorso che ho voglia di intraprendere con le mie figlie, cercando di essere per loro un trampolino il piú possibile flessibile per rispondere ai loro impulsi e assecondarle nelle loro intenzioni.
    Non solo le teorie pedagogiche mi arricchiscono, anche il confronto con altri genitori mi da tanto. E aperto

  4. scusami ma scrivere con il telefono a volte é un’impresa..!continuo:
    É per questo che vorrei chiederti un’opinione riguardo il gioco della drammatizzazione. Fino a che punto ritieni positivo far fare o dire al “tuo” personaggio ció che ti dice tuo figlio? Essendomi trovata per un numero incalcolabile di volte in questa stessa situazione, mi chiedo se non sia giusto che il personaggio che il”faccio io” lo faccia davvero io, scegliendo cosa dire e fare. Credo che in tal modo mia figlia viva un’esperienza di gioco che le permette il confronto con altri”l’altro”.

    • lacasadiserendippo il said:

      Laura non vedo nulla di male in questo, se mai un certo talento in erba da regista. Credo che il re ( o la regina) del gioco, sopratutto se è un bambino che gioca, lui da solo, col genitore, debba essere sempre il bambino! Insomma – l’altro- lo incontra sempre lo stesso, non solo con me, che comunque delle volte non capisco bene cosa vuole o non faccio nel modo esatto in cui vorrebbe lui, perchè non ci riesco, ma anche sopratutto poi negli altri che non sono i genitori. E ci sono gli amici, ci sono i cugini, ci sono zie e zii, ci sono le nonne ecc ecc Io trovo poi davvero ammirevole che lui si inventi le 5 voci e cose da dire dei suoi personaggi e allo stesso tempo sa anche pensare a cosa secondo lui dovrebbero dire i personaggi che muovo io. Insomma un grande esercizio, un enorme esercizio di immaginazione! E io ci tengo che lo faccia lui questo esercizio, non io! Perchè è a lui che deve servire! Quando era più piccolo voleva che inventassi tutto io e io ci riesco a inventare, ma cercavo sempre il modo appena potevo di lasciare a lui il campo. Non ero io che mi dovevo esibire nella mia bravura di madre che gioca e non serve poi così tanto ai bambini una bravissima mamma a muovere e far parlare LEI gli omini e brava SEMPRE LEI a inventarsi storie! Quello che serve al bambino è essere lui il più possibile il creatore! Vedo adulti spremersi tanto per essere bravi loro, senza rendersi conto che alla fine sono loro che con il loro troppo fare tolgono spazio, gioco, creatività ai bambini. Io non credo che mio figlio debba per assurdo fare lo spettatore della mia bravura, ma se mai trovare il terreno e lo spazio LUI per esprimersi e sentirsi accolto, anche nel suo saper decidere come un regista la sua storia. Quante cose i bambini possono decidere loro davvero? Quante frustrazioni può già dare loro la realtà quotidiana? Lasciamoli liberi almeno nel gioco e nel mondo della fantasia. Anche perchè questo secondo me è un ottimo modo per far emergere tutto il loro mondo e le problematiche che sentono e potersi sfogare liberamente oltre che fare emergere i loro talenti.

  5. ciao Graziella,
    grazie per avermi risposto. Credo comunque che tu abbia frainteso i termini della mia domanda. Non vedo negativo che un bambino inventi ed esprima, Ci mancherebbe.. Ti chiedevo se non reputi un esercizio di altrettanta importante creativitá quello di creare anche tu per permettergli di sviluppare una risposta tutta sua ad una situazione non “gestita esclusivamente” da lui. Tutto qui. Non c’era una crítica al gioco: ogni gioco é valido.

    • lacasadiserendippo il said:

      Non l’ho vissuta come una critica la tua domanda ho solo risposto o tentato di rispondere a quello che mi avevi chiesto con il mio pensiero! Creare, anche io l’ho fatto e faccio già fin troppo quando lui me lo chiede e me lo ha chiesto tante tante volte in passato ( non hai idea di quante e per quante volte voleva che inventassi io di tutto e l’ho sempre fatto!!) Ora molto meno e sono anche felice di questo, così può inventare di più lui e creare il gioco che lui davvero vuole creare sia a livello drammaturgico che registico. Insomma creare anche io andrebbe bene se è lui che me lo chiede o almeno se a lui va bene, a volte creo e invento io stessa qualcosa, lui me lo lascia questo spazio a volte anche tanto, a volte gli piace quello che invento a volte no e ritengo importante che lui sia libero di resettare la mia invenzione e far tonare indietro il gioco a quello che vuole lui se non gli piace la mia idea. Ritengo prioritario che sia lui il “re” del gioco. Ritengo prioritario il suo bisogno di creare come vuole lui e lasciargli questa libertà quando gioca con me.. Quello che dici tu, secondo me, va bene con gli adolescenti o bambini molto più grandi mentre giocano con i loro genitori. Perchè al momento di situazioni non gestite da lui ce ne sono continuamente nella vita di tutti i giorni e obbligarlo ad accettare il mio intervento nel gioco, nel modo che a lui non piace, vorrebbe dire secondo me rovinargli il gioco completamente. Con i suoi amici gioca mettendosi d’accordo con loro in parità, non fa come con me. Quindi già incontra anche fin troppo quello che dici tu, la vita stessa è continuamente questo che dici:

      ” sviluppare una risposta tutta sua ad una situazione non “gestita esclusivamente” da lui

      “.
      Inoltre riterrei importante sviluppare una sua capacità di risposta quando magari sarà grande e dovrà che ne so imparare a lanciarsi col paracadute, allora è chiaro che esercitarsi alle emergenze e imprevedibilità può essere molto importante, o se vorrà recitare e allora si impegnerà in improvvisazioni con altri attori ….

      Insomma io non ho nessun intento polemico spero si capisca, ho solo cercato di rispondere alla domanda che mi hai fatto, io penso così ovviamente poi ognuno è libero di pensare e fare come crede.:-)

      • lacasadiserendippo il said:

        Comunque stavo pensando, in futuro sopratutto, di “usare” proprio la drammatizzazione per vivere periodi storici e paesi geografici otre alla matematica come già abbiamo fatto. Quindi in questo senso sicuramente proverei almeno a proporre ambientazioni , storie antiche ecc ecc Sempre che non sia mio figlio a precedermi ideando lui spontaneamente collegamenti interculturali!

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