Perchè la scuola familiare e l’unschooling?

Perchè la scuola familiare e l’unschooling?

Sono stata intervistata da Irene Malfatti di Bambino Naturale sulla nostra scelta di fare scuola familiare  e  unschooling.

La prima parte dell’intervista:http://www.bambinonaturale.it/2013/03/intervista-scuola-a-casa/

La seconda parte dell’intervista: http://www.bambinonaturale.it/2013/03/intervista-scuola-a-casa-seconda-parte/

L’intervista sulla nostra scelta di fare homeschooling in origine era molto più lunga, per chi avesse desiderio di leggerla intera la posto a seguire in versione integrale.

Raccontaci un po’ di te e della tua famiglia

Io e mio marito siamo nati entrambi a Milano, i nostri genitori sono anch’essi nati a Milano, con l’esclusione di mia madre che è originaria della Puglia. Ci siamo conosciuti sul lavoro quando io avevo 21 anni e lui 27, la nostra storia d’amore e è stata lunga e non facile, ora abbiamo io quasi 43 anni e lui quasi 49. Abbiamo un figlio solo, avremmo voluto altri figli ma è andata così. Viviamo in una casa molto piccola nella città di Milano, conviviamo dal 2000, nostro figlio è nato nel 2007 e ci siamo sposati nel 2008. Pensando alla nostra storia d’amore posso dire che all’origine, ancora prima che come innamorati, amici, amanti, genitori, sposi ci siamo incontrati nel profondo delle nostre anime, attraverso l’arte. Dal rapporto con l’arte sgorga molta della nostra capacità di scelte autonome e creative, molto del nostro sapere che non esiste per forza un’ unica via uguale per tutti e la capacità di lasciarci andare con fiducia ad incontrare il nuovo e mai sperimentato. Sempre dal rapporto con l’arte, dalle nostre indoli e dalla nostra ricerca introspettiva, ci deriva anche quella libertà che non abbisogna di fasulle sicurezze date dal seguire strade già pronte o dall’approvazione degli altri. Tutto questo lasciarsi andare al nuovo con fiducia lo abbiamo esperito prima nell’arte e poi anche come genitori di nostro figlio, mettendoci in ascolto della bellissima opportunità che ogni figlio offre di guardare il mondo e noi stessi con occhi nuovi. Abbiamo un sano lato “bambino” dentro di noi, che ci salva da tanti conformismi automatici, ricordandoci la nostra primigenia natura e abbiamo mantenuto la capacità di non smettere mai d’imparare. Il senso di noi stessi deriva da una conoscenza profonda di quello che siamo, anche se a tratti faticosa, introspettiva e dolorosa. Ogni figlio poi è uno specchio incredibile di quello che davvero si è. Ascoltando nostro figlio abbiamo scoperto nuove cose sulla nostra natura e su quella umana in genere, mettendo in discussione molti dei paradigmi educativi ereditati dalle rispettive famiglie, semplicemente perchè non avremmo rispettato davvero nostro figlio con essi. Mio figlio ora ha 5,4 mesi e abbiamo deciso insieme che non lo manderemo a scuola e faremo homeschooling o meglio continueremo a fare unschooling come già facciamo

sano lato bambino

Quali ragioni vi hanno spinto a scegliere l’homeschooling?

Inizialmente non avevo alcuna idea che avremmo fatto delle scelte educative del genere !

Ma piano piano ascoltando mio figlio, crescendolo a stretto contatto, con empatia, ascolto, coosleeping, assenza di premi e punizioni, mi sono così riscoperta in linea con la pedagogia dell’ attachement parenting e con la filosofia dell’ unconditional parenting. Ascoltando nostro figlio in questo modo, ci è venuto quindi naturale non mandarlo all’asilo, pensando che avrebbe fatto solo l’ultimo anno di materna per prepararsi alla scuola primaria. Ma lentamente e informandomi sempre di più sulla scuola, ci rendevamo conto ad esempio che qui a Milano città non esistono scuole antimeridiane. Sulla carta c’è la possibilità delle 24 , 27 ore, ma nei fatti è praticamente impossibile creare una sezione antimeridiana e una certezza l’abbiamo sempre avuta: per otto ore a scuola non avremmo mai voluto mandarlo, neppure se fosse stata la scuola migliore del mondo, perchè riteniamo che i figli abbiano più bisogno della famiglia che della scuola e con le otto ore quotidiane passano più tempo a scuola che a casa. Addentrandomi nella pedagogia e nella didattica ho incontrato non solo la Montessori e la sua lungimirante importanza data alla libertà del bambino, ma anche, Neil e soprattutto l’apprendimento naturale, l’unschooling e John Holt in “How Children Learn”,  qualche spunto di Steiner. e la testimonianza di Andrè Stern http://lacasadiserendippo.altervista.org/e-non-sono-mai-andato-a-scuola-di-andre-stern/ . Importante per noi è stato anche incontrare varie volte Erika Di Martino di Controscuola e di www.educazioneparentale.org, conoscere di persona Luciana e Andrea , genitori che fanno unschooling ai loro due figli, i contatti con Melissa D. http://apprendimentonaturale.blogspot.it/ e tutti gli incontri con gli altri genitori homeschoolers.

Più mi inoltravo nell’informarmi sulla didattica, la pedagogia e più mi rendevo conto che la scuola tradizionale così com’è realizzata, non era quello che volevamo per nostro figlio. Trovavamo sempre più innaturale anche il doverlo affidare ad estranei e rinchiuderlo per tutto il giorno in una scuola, fuori dalla società e dalla vera socializzazione. Nella scuola i bambini non sono liberi di imparare secondo i loro tempi e le loro preferenze, vengono imposti programmi uguali per tutti. Sono costretti per gran parte del tempo a stare seduti e a meno che non li autorizzi la maestra, non possono certamente parlare e socializzare tra di loro. Sono divisi artificialmente per gruppi di età, quindi la socializzazione nelle scuole o non esiste o è forzata, dando luogo a meccanismi degeneranti. Il tipo di apprendimento insegnato è spesso di un unico tipo, senza rispettare i diversi modi e le diverse intelligenze che i bambini possono avere. Anziché trasmettere un sapere vivo e vitale, in cui i bambini sono lasciati attivi, viene spesso insegnato in un modo che rende il bambino passivo, alienato, anestetizzato, rischiando di spegnere anche lo spontaneo interesse dei bambini come si capisce bene da questo video di Sir Ken Robinson: “Cambiare i paradigmi dell’educazione”:

incorporato da Embedded Video

YouTube Direkthttp://www.youtube.com/watch?v=FV7XS-1ix8Y

C’è un solo adulto per classi molto numerose. Pensiamo pure che i voti, soprattutto alla primaria, contribuiscano a danneggiare ulteriormente la capacità innata del bambino di imparare e a creare ulteriori meccanismi distorti nella socializzazione

Insomma abbiamo capito cosa sarebbe stato meglio per nostro figlio: lasciarlo libero di imparare, seguendo i suoi ritmi naturali, le sue passioni, senza programmi e imposizioni. Perchè è possibile vivere e imparare senza imposizioni. I bambini nascono con un grande desiderio d’imparare che è molto naturale e andando a scuola, con le imposizioni didattiche della scuola, spesso perdono questa istintiva e naturale spinta spontanea. Lo studio diventa qualcosa che si deve fare, non qualcosa di piacevole, la scuola così com’è ora spesso non rispetta la fisiologia dell’imparare.

Che tipo di esperienza scolastica avete avuto tu e tuo marito? Vi ha influenzato nella scelta dell’h.s.?

Mio marito a scuola ha sempre avuto ottimi i voti , ha frequentato due scuole superiori contemporaneamente ( una diurna e una serale) diplomandosi col massimo dei voti al liceo artistico e con 28/30 alla scuola di grafica del Castello. Poi si è laureato sempre bene in Architettura. E’ un fantastico autodidatta in tante cose, sopratutto in quelle a cui tiene di più, come la fotografia e pur andando benissimo a scuola ha sempre odiato la scuola, ma non l’imparare.

A me la scuola è piaciuta molto i primi due anni di elementari e ho sempre avuto buoni voti fino alle medie, anche se posso tranquillamente definire il periodo della scuola media come uno dei peggiori della mia esistenza, per via dell’ambiente scolastico e non solo. Ho conseguito la maturità classica con un po’ di difficoltà. In realtà avrei dovuto iscrivermi a tutt’altra scuola, ma non ero stata cresciuta con la possibilità di sentire e capire davvero quello che io volevo e quindi non sapevo neppure cosa mi piacesse , cosa faceva per me. Quando non erano le chiare imposizioni dei miei genitori ad obbligarmi, sentivo incalzare su di me le loro aspettative e quelle dell’ambiente che avevo intorno. Se anche avessi potuto intuire cosa poteva piacermi, non mi sarei mai permessa di cercare quello che davvero a me dava gioia e realizzazione. Tornassi indietro credo che farei il liceo artistico, non certamente il liceo classico. Successivamente ho studiato per due anni psicologia all’università con buoni risultati, finchè non ho finalmente incontrato il teatro, anche se purtroppo ero già troppo “vecchia”.

Non so se la mia esperienza con la scuola mi abbia influenzato in questa scelta e se in positivo o in negativo. Piuttosto credo che tutta la mia storia personale e tutto il lungo lavoro che ho fatto da sola creativamente con me stessa, può senz’altro aver contribuito al fatto che io, pur rimanendo attenta e responsabile nel mio ruolo, voglio che mio figlio possa crescere e imparare libero, senza imposizioni. Perchè io, nonostante i miei genitori mi amassero, ho fatto davvero troppa fatica per liberarmi dai tanti fardelli derivanti da un’educazione impositiva e autoritaria, che non mi lasciava libera e mi ha impedito di sapere chi fossi e di rapportarmi con il mio vero se ( in senso Milleriano) per troppo lungo tempo .

Comunque prima di decidere, abbiamo pensato a fondo cosa fosse meglio per nostro figlio in merito alla scuola e non è stato facile, è stato a lungo meditato, prendendo in considerazione ogni dubbio e ne avevo tanti di dubbi, ma la scelta dell’unschooling ci sembra al momento davvero il meglio per lui.

Che cos’è per te la cultura? Quale concetto di cultura intendi trasmettere?

Il termine cultura può avere molti significati e valenze a seconda del contesto in cui si utilizza. Il mio modo preferito di considerare la cultura in questo ambito è la consapevolezza e conoscenza di se stessi e del mondo in cui si vive, concepito in modo sempre dinamico, mai statico, sensibile ai cambiamenti, soprattutto senza contrapporre la cultura alla natura, ma ritenendo la cultura parte integrante della nostra natura e legata armoniosamente ad essa . A livello culturale intendo, non solo trasmettere, ma soprattutto permettere e lasciare a mio figlio di avere una consapevolezza e conoscenza autonoma e profonda di se, della sua parte più autentica e del mondo in cui viviamo. Per permettergli di poter realizzare pienamente se stesso, le sue passioni, le sue potenzialità vere in questo mondo, nel rispetto della sua autonomia e indipendenza e nel rispetto degli altri. Permettergli di essere se stesso, senza intralciare con una cultura rigida e imposta la sua consapevolezza, la sua competenza spontanea, la sua libertà personale e la percezione dei suoi limiti, la fiducia in se stesso e nelle proprie capacità. Aspirazioni e capacità queste, che tutti i bambini hanno istintivamente, se solo gli adulti irrigiditi nella loro “cultura”, e troppo spesso abituati a contrapporre la loro cultura alla natura, non cercassero costantemente di imporsi e di insegnare loro, anziché semplicemente cercare assieme ai figli le risposte alle loro domande e lasciarli essere quello che sono, di evolversi nel mondo secondo il loro modo speciale ed unico, scegliendo anche cosa imparare e cosa può servire loro apprendere e pensare di questo mondo, portando innovazione , evoluzione e cambiamento positivo. Lo diceva anche Gibran in una bellissima poesia sui figli di cui riporto uno stralcio:

 I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di se stessa.
Essi vengono attraverso voi ma non da voi,
e sebbene siano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro il vostro amore ma non i vostri pensieri.
Poiché hanno pensieri loro propri.
Potete dare rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime,
giacchè le loro anime albergano nella casa di domani,
che voi non potete visitare neppure in sogno.
Potete tentare d’esser come loro, ma non di renderli
come voi siete.

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Qual è il tuo “orizzonte educativo”? A quale tipo di educazione aspiri? La scelta dell’home schooling è correlata al vostro ideale educativo globale? Da quale (o quali) correnti pedagogiche trai ispirazione nella tua pratica educativa?

Come già espresso in una precedente risposta, è tutto molto collegato. Abbiamo iniziato con il rispettare la natura di nostro figlio neonato: alto contatto fisico per rispondere ai suoi bisogni naturali, quindi fascia, allattamento a richiesta e a termine, non lasciare piangere senza consolare e prendere in braccio, coosleeping ecc ecc Poi amore incondizionato senza premi né punzioni, accoglienza profonda di nostro figlio in qualsiasi modo lui fosse, qualsiasi emozione o parte di se stesso esprima. Ci siamo quindi scoperti molto attachment parenting, unconditional parenting e nel modo in cui ho già spiegato anche in linea con l’unschooling. Perché l’unschooling è l’unico modo di apprendere davvero naturale, davvero rispettoso e che lo lascia libero di imparare senza imposizioni, rispettando la sua fisiologia dell’imparare. Desidererei molto che mio figlio da grande sia davvero libero, capace di amare e indipendente nel profondo. Mi piacerebbe che da adulto sia realmente così indipendente da esserlo anche da me che sono sua madre. Ma in questo è vera la tecnica del salto : più vuoi saltare in alto e lontano e più devi affondare sui piedi ( le radici) e nella terra la tua spinta. Così ritengo che più si lascia libero un bambino di dipendere come e quando e quanto ne ha bisogno dalla madre e più sarà davvero indipendente da adulto. Senza neppure aver necessità di quei surrogati che servono a soddisfare bisogni insoddisfatti nell’infanzia, come possono essere ad esempio dei vizi come il fumare, il bere o delle relazioni non sane. Come l’albero che può crescere alto e forte proprio perché gli è stato lasciato tutto il tempo necessario per radicarsi nel profondo della terra e nutrirsi di tutto quanto gli necessitava.

A livello educativo mi sono molto ritrovata con tante cose lette ne “Il concetto del continuum” di Jean Liedloff relative all’alto contatto, alla fascia, al lasciare dipendere e in-dipendere il bambino secondo i suoi tempi naturali e senza alcuna forzatura. Mi ha molto aiutata la filosofia sull’allattamento dell’organizzazione internazionale La Leche League ( ribadita dall’OMS), quindi Gonzales, Sears, “ E se poi prende il vizio?” di Alessandra Bortolotti. Sull’importanza dei genitori e della famiglia rispetto alle scuole e sul dannoso orientamento ai pari : “I vostri figli hanno bisogno di voi” di Neufeld e Matè. Su quanto sia importante amare incondizionatamente e senza premi/punizioni e anche senza proiettare aspettative: “Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero se” di Alice Miller, “Amarli senza se e senza ma” di Alfie Kohn.

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Ma sulla pedagogia dell’amore incondizionato, sulla necessità di una profonda libertà interiore, che pur nel rispetto degli altri, non deve mai farsi condizionare negativamente da leggi ingiuste o da giudizi e aspettative esterne, ho incontrato pure Gesù Cristo. Sono stata agnostica tutta la vita e poi con la pratica del Kriya yoga, la lettura di “Autobiografia di uno yogi” e la maternità, ho ritrovato questa dimensione spirituale prima del credere in Dio e poi anche in Gesù Cristo. Ho riscoperto Gesù come il messia, il nostro unico e vero maestro, come l’unico figlio di Dio, non creato, ma generato da Dio per salvarci e sono diventata quindi consapevolmente e per scelta cattolica praticante, allontanandomi dal kriya yoga dove invece Cristo è visto solo come un grande profeta. Ovviamente anche in questa scelta mi ritrovo spesso mal giudicata e sola in molti contesti. Persino nel mondo cattolico non sono sempre a mio agio. Infatti non mi riconosco in molte pedagogie di cui è permeato il mondo cattolico e pure la società tutta, dove spesso il bambino è visto come qualcosa di sbagliato da correggere e di cui bisogna raddrizzare il comportamento e che bisogna educare imponendogli leggi e regole, che lo privano del suo sano istinto all’indipendenza e lo privano della sua capacità di autoregolarsi nel modo più sano, se solo il mondo degli adulti non lo intralciasse troppo. Credo Cristo un grande precursore profondamente rivoluzionario, anche sull’infanzia e la cui rivoluzione in questo ambito deve ancora essere accolta e compresa dallo stesso mondo cattolico, appunto anche sul modo di educare i bambini e i figli, sul tipo di relazione da avere con loro, una relazione che dovrebbe solo essere d’amore e di libertà, non di timore, non di imposizioni e non di rapporto di forza/punizioni/violenza anche fisica. Anche solo la sculacciata o lo scappellotto, pur essendo chiaramente una violenza fisica, oltre che una punizione, sono comunque tutt’ora non solo accettate ,ma pure ritenute giusti comportamenti educativi in grandi parti della nostra società e nel mondo cattolico pure. Ma 2000 anni fa, in un epoca in cui i bambini erano veramente gli ultimi, in cui i bambini potevano anche essere uccisi legalmente dal loro padre, ci fu Cristo che disse ad esempio : “Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli? Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse:In verità vi dico se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli I bambini sono quanto di più vicino alla perfezione del divino che si può trovare su questo mondo, un modello da cui trarre ispirazione quindi e da cui imparare, non persone “sbagliate” da correggere. C’è un film in cui ho ritrovato molte delle mie anime , l’anima cattolica, l’anima critica-libertaria, l’attachment parenting, l’unconditional parenting ed è il film ideato e scritto da Nicoletta Micheli, con la regia di Guido Chiesa: “Io sono con te”. Parla della maternità di Maria e dell’infanzia di Gesù, qui una sequenza del film che mostra come la violenza educativa e l’autoritarismo sui bambini e le donne siano profondamente sbagliati:

http://www.youtube.com/watch?v=398_9ou90tk&feature=relmfu

Non c’è nessuno che più di Cristo ci vuole liberi e non c’è nessuno che ci ama incondizionatamente più di Cristo e del Dio cattolico. La nostra natura umana se davvero rispettata nella sua vita prenatale e fin dalle primissime ore di vita, è una natura sana e saggia, direi una natura pienamente illuminata dal divino che è anche in noi. Purtroppo il non rispettare pienamente la nostra natura non ascoltando e non rispondendo ad esempio al pianto dei neonati e ai loro bisogni , inizia a creare quella profonda frattura tanto visibile nel nostro mondo di:

natura-istinto-pancia-corpo-il vero se contro cultura-civiltà–testa-razionalità-il dover essere

Spesso la nostra civiltà e cultura inizia a distruggere la natura proprio in noi stessi, non rispettandoci pienamente da neonati o come madri, non rispettando i bambini nella loro crescita e finisce poi con il distruggere davvero la natura anche realmente nel mondo. Vedi l’inquinamento e tutti i problemi di ecologia odierni.

Il mio ideale educativo profondo è tanto di tutto questo, a volte è amaro anche considerate come non si riesca a rendere sempre reale, il proprio ideale, sia con se stessi, sia nella propria vita e non è nemmeno facile con il proprio figlio. Nessuno è perfetto, io poi certamente sono tutto tranne che perfetta, ma per fortuna Dio mi ama incondizionatamente e non aspetta che io sia perfetta per amarmi. Tutto questa accoglienza, amore incondizionato, vorrei che arrivasse il più possibile a mio figlio, anche grazie a Dio e Gesù e nonostante i difetti che pure io posso avere anche come genitore. Ovviamente mio figlio non sarà mai obbligato ad andare a messa, a pregare ne tanto meno a fare catechismo : Dio ci ha lasciati liberi e la nostra libertà è molto importante per Lui, perchè dovrei io togliere questa libertà a mio figlio? Diceva anche Cristo: “Lasciate che i bambini vengano a me” non diceva “ Obbligate i bambini a venire a me”.

E se in futuro vostro figlio chiedesse di andare a scuola?

Se mio figlio chiedesse di andare a scuola, lo manderemo a scuola! Prima di tutto vogliamo che nostro figlio sia libero, anche di fare scelte contrarie alle nostre. Vogliamo che abbia fiducia in se stesso e nelle sue capacità di scegliere e può mantenere sana la fiducia in se stesso solo se noi continuiamo ad aver piena fiducia in lui. Persino la scelta dell’ unschooling di ora non è stata presa senza chiedere anche il parere di nostro figlio, facendolo persino provare ad andare alla scuola materna. Se lui volesse andare a scuola, preferiremmo però una scuola a tempo antimeridiano e cercheremmo il più possibile una scuola e degli insegnati che possano essere il meglio di quello che possiamo trovare per lui. Sarebbe sempre libero in ogni momento di cambiare idea e non volerci più andare.

Una delle critiche frequentemente rivolte a chi sceglie l’h.s. è che si crea confusione tra ruolo di genitore e ruolo di insegnante, cosa risponderesti?

Siamo una società scolarizzata e troppo abituati a pensare come se stessimo a scuola! Non capisco dove sia il problema, non si tratta certo di insegnare a mio figlio nella stessa classe di cui sono la maestra, ne di accavallare il mio ruolo a quello dell’insegnante di mio figlio.

Non comprendo neppure perchè dobbiamo sempre settorializzare le esperienze, la vita è apprendimento ed è un tutt’uno, siamo noi che vogliamo sempre separarla in comportamenti stagni. Anche il sapere è un tutt’uno e siamo stati noi a introdurre la separazione delle diverse materie di studio e a introdurre la separazione tra il sapere e la vita.

Sarà anche per questo che spesso il sapere che si insegna manca di vita?

Tutto confluisce, non c’è mai una separazione netta e a separare, troppo spesso, si può rischiare di perdere la sostanza di quello che viviamo, studiamo, esperiamo.

Io mi porrei anche la domanda: perchè diamo per scontato che i genitori e gli insegnanti debbano essere per forza persone diverse?

Trovo così innaturale che si affidi il proprio figlio a degli estranei, soprattutto quando è ancora piccolo. Un bambino è come un albero che se il terreno in cui cresce è buono per lui, da facilmente più bei fiori e buoni frutti, se non è sradicato, se non è separato dalle sue radici nel momento stesso in cui deve acquisire nuova linfa, confrontarsi ed acquisire il nuovo. Invece nella nostra cultura si insegna ai bambini che per imparare bisogna andare fuori dalla famiglia, rivolgersi agli insegnanti, creando un automatismo tra l’acquisizione del nuovo e la separazione indotta e non voluta spontaneamente dal bambino. Non sarà anche per questo che poi molti bambini smettono di avere voglia di imparare? Che viviamo in una società dove si ha paura a volte dei veri cambiamenti?

Trovo poi ancora di più innaturale insegnare qualcosa a qualcuno alienandolo dalla realtà in cui vive, è rimanendo nella vita vera, con una guida che ci lascia tutta la fiducia di cui abbiamo bisogno, che si può davvero imparare tutto quello che ci serve e non dimenticare mai più quello che si è potuto apprendere con un puro entusiasmo. Ma il punto non è neppure questo, il punto è che il vero insegnante non insegna nulla, ma cerca solo di mettere in condizione i suoi studenti di poter imparare ( lo diceva Einstein” Non insegno mai nulla ai miei allievi, cerco solo di metterli in condizioni di poter imparare” ). Quindi non sarò nemmeno io ad insegnare a mio figlio, sarà lui ad imparare, grazie al suo entusiasmo di vivere e di diventare sempre più competente rimasto inalterato. Il mio ruolo consiste solo nel metterlo o meglio lasciarlo nella condizione di poter imparare liberamente, fargli da guida in questo. Ad insegnare come deve insegnare un maestro a scuola, si rischia invece di alterare la fisiologia dell’imparare nel bambino.

Detto tutto questo sia l’ unschooling che l’homeschooling, non escludono affatto che si possa fare ricorso a persone competenti in qualcosa di specifico e che il bambino stesso vuole apprendere. Se mio figlio, soprattutto fra qualche anno, volesse imparare a suonare l’arpa o il kung fu o la lingua provenzale dei trovatori o specializzarsi nell’astrofisica, nostro compito di genitori sarebbe sicuramente anche quello di aiutarlo a trovare un mentore, che abbia la capacità di aiutarlo ad imparare in questo suo specifico interesse.

Altra critica frequente: alcuni ritengono che l’h.s. rischi di rendere il bambino una “copia” dei genitori: trovi possibile conciliare h.s. e pensiero critico? Pensi che tuo figlio avrà modo di scegliere i propri valori e formarsi le proprie opinioni in libertà, nonostante (anzi, forse, grazie a) l’educazione familiare?

Mi sono trovata proprio oggi a riconsiderare come i bambini e i ragazzi che vanno a scuola abbiano spesso imparato a non poter esprimere nessun giudizio sul proprio lavoro, perché sta agli insegnanti giudicarli, dire loro se è giusto, loro da soli non lo sanno dire se va bene e sono pure abituati a pensare come inconcepibile il giudicare da se stessi quello che fanno. Questo ovviamente grazie al voto e al giudizio che viene dato già alle elementari dai maestri ai bambini. Quindi a scuola, già con questo meccanismo, si abitua i bambini a pensare che c’è sempre solo un autorità esterna a cui conformarsi, a cui obbedire, dalla quale sapere che cosa fare e se è giusto quello che si fa. Questo anche quando gli insegnanti e i testi di studio cercano di essere il più possibile imparziali rispetto alle proprie credenze, figuriamoci poi cosa avviene se ne gli insegnanti ne libri di testo siano davvero critici e imparziali nelle esposizioni. Inoltre la scuola rischia, non solo di creare individui incapaci di esprimere giudizi svincolati dall’autorità, ma rischia anche con la suasocializzazione forzata, di creare degli ulteriori meccanismi di conformismo becero nelle relazioni di gruppo tra i compagni. A volte si può venire emarginati anche solo se non ci si veste alla moda o se anziché sottostare alla logica del gruppo e del più forte, si osa dire la propria. Insomma la scuola nonècerto immune da questo rischio di creare individui incapaci di pensare con la propria testa, soprattutto se i bambini si saranno abituati a doversi conformare al gruppo dei pari.

Riguardo all’homeschooling molto secondo me dipende da come si fa, ogni famiglia fa homeschooling in modo diverso e per motivi differenti. Ma pur volendo fare l’ipotesi assurda di una scuola familiare fatta da qualcuno proprio con il fine e lo scopo di evitare le contaminazioni culturali di tipo diverso da quello familiare o di altre religioni sui propri figli, credo sia lo stesso difficile nel mondo in cui viviamo oggi, con tutti i mezzi di comunicazione e internet , isolare davvero qualcuno. Soprattutto nel nostro tipo di cultura “occidentale”, ci sono davvero troppe contaminazioni da tutte le parti continuamente.

Ad ogni modo a me certamente non piace per niente questo modo ipotetico di fare homeschooling e non si possono fare assoluti, ad esempio per quei bambini che a casa loro non stanno bene, magari i loro genitori sono troppo autoritari e impongono troppe cose , la scuola con tutti i suoi difetti può essere forse meglio , perchè grazie alla scuola sfuggono all’oppressivo controllo genitoriale.

Noi comunque certamente non facciamo educazione parentale per isolare culturalmente nostro figlio e condizionarlo solo con le nostre credenze e nemmeno per iper-controllarlo! Noi facciamo homeschooling o meglio unschooling, proprio per permettergli di essere davvero libero.

La libertà di nostro figlio è importantissima per noi. Si chiama Francesco che vuol dire “libero” e neppure questo è un caso. Se c’è un possibile modo in cui potremmo condizionarlo molto è proprio sull’importanza della libertà e del pensiero critico.

Sono contro le imposizioni, sono a favore del fare sentire mio figlio il più possibile amato incondizionatamente senza premi o punizioni. Questo proprio per garantirgli nel profondo, non solo la formazione di un se sano, ma pure un’indipendenza vera anche da noi genitori e dalle aspettative dell’esterno. Mio figlio è stato amato e voluto da sempre in qualsiasi modo lui fosse (non ho fatto neppure le diagnosi prenatali) , è amato perché è lui, comunque lui sia, ed è amato qualsiasi cosa faccia. Altrimenti è chiaro che se fosse ricattato da premi e punizioni o solo a determinate condizioni voluto, qualsiasi bambino rischierebbe di non sentirsi amato a mettere in atto comportamenti, emozioni, pensieri non ritenuti idonei dai genitori. Quindi pur di sentirsi amato e accettato , il bambino sottoposto a premi, punizioni e aspettative rischierebbe di iniziare a “dotarsi” nel senso di Alice Miller. Ricercando quindi l’approvazione del genitore, cercherebbe di fare e pensare solo quello che vuole il genitore e che il genitore si aspetta da lui, rinunciando non solo ai suoi pensieri, ma anche al suo vero se. A scuola pure con i “bravi” e i “non bravi” , i voti buoni e non buoni, tutto questi meccanismo si replica e rischia davvero di rendere schiavo il bambino da aspettative ed etichette esterne.

Quindi Francesco è libero di pensare come vuole e quello che vuole. E’ da sempre anche liberissimo di dire no anche a noi genitori. Ha voluto studiare gli antichi Dei romani e li ha studiati, non gliel’ho certo impedito perché io credo in Gesù Cristo! E’ chiaro che il nostro esempio rimane determinante, come è determinante d’altronde l’esempio di ogni genitore. Io non faccio finta di non pensare quello che penso, glielo dico chiaramente cosa penso io , perchè si può più facilmente rifiutare un’ opinione espressa chiaramente, piuttosto che qualcosa di non chiaramente rivelato, ma da cui si viene condizionati nascostamente. Ma prima ancora di dirgli cosa penso io, gli chiedo cosa ne pensa lui e lo invito varie volte a sentire con la sua pancia, col suo cuore e a pensare con la sua testa. Spesso gli faccio pure presente che ci sono anche persone che non la pensano come me e anche se ha solo cinque anni, non è lo stesso sempre d’accordo con me. Sa molto bene che pure la mamma può sbagliare. Inoltre con mio marito non andiamo d’accordo su tante cose, ad esempio sulla religione non la pensa come me, discutiamo spesso, mio figlio già in famiglia ha esempi di opinioni diverse. Poi ci sono anche altri adulti che lui vede molto più spesso degli altri bambini che sono a scuola e questi adulti hanno ognuno una propria forma mentis.

Ultimo classico tra le obiezioni: e la socializzazione?

Questo della socializzazione che, secondo la maggior parte delle persone, è possibile solo se si va a scuola, è un falso mito. La scuola istituzionalizzata è un invenzione dell’ultimo secolo e mezzo. Il piccolo dell’uomo è vissuto, cresciuto e ha socializzato per millenni anche e soprattutto senza la scuola. Perchè invece ora siamo spesso così schiavi del pregiudizio che la vera socializzazione si può fare solo a scuola?

Chi non va a scuola può crescer rimanendo all’interno della società, senza venire da essa alienato, senza venire rinchiuso per quasi tutto il giorno in un luogo “fuori” dalla società.

Inoltre a scuola spesso possono socializzare solo con coetanei, quindi in un ambiente sociale artificiosamente selezionato dagli adulti e meno vario di quello che frequenta un bambino che non va a scuola. Chi non va a scuola frequenta persone di tutte le età e bambini di tutte le età, non solo i coetanei.

Personalmente poi a volte socializziamo così tanto, che diventa pure stressante!

 Ad esempio andiamo quasi quotidianamente al parco della nostra zona, questo succede tipicamente per tutto il periodo che va dalla fine dell’inverno, per tutta la primavera, buona parte dell’estate ( con esclusione di quei giorni di vacanze estive fatte fuori Milano) e fino a circa metà autunno. In questo lungo periodo dopo le 16 e il sabato e la domenica, il nostro parco è sempre pieno di bambini di ogni età, di ogni estrazione sociale, di ogni etnia e provenienza. Non sono poi di certo io che scelgo gli amici a mio figlio, se mai è lui che se li sceglie e nelle sue amicizie, ci sono bambine e bambini di varia età e varia provenienza sociale e persino bambini più violenti e altri no. A volte poi al parco ci sono anche bambini con cui mio figlio non si trova bene, ma può succedere che si trovi lo stesso a interagire con loro. In pieno inverno, quando le giornate non lo permettono più, perchè sono troppo corte le ore di luce, o invitiamo a casa nostra gli amichetti o andiamo a casa loro, decide sempre mio figlio chi frequentare, oppure si va in ludoteca. Poi ci sono i vari corsi a cui ci si può iscrivere. Mio figlio a volte frequenta pure la ludoteca della palestra dove io vado a fare ginnastica, oppure è capitato che voglia frequentare qualche corso di movimento per i bambini, qualche laboratorio e li incontra altri bambini , altri adulti e vedo che fa facilmente amicizia.

Ci sono poi i suoi cuginetti con i quali a volte ci vediamo. Ci sono gli zii e le zie. La nonna e qualche volta il nonno e all’interno delle nostre stesse famiglie c’è varietà di stili e filosofie di vita, oltre che diversi stili genitoriali.

Quando poi ci incontriamo per intere giornate con altri homeschoolers, c’è da stupirsi di quanta  varietà ci sia anche in queste famiglie e in questi bambini, credo pure maggiore di quella che si potrebbe trovare a scuola. Ci sono tanti stranieri anche tra gli homeschoolers, molti parlano direttamente in inglese.

La socializzazione della scuola poi non è una vera socializzazione, in quanto è forzata. I bambini stanno insieme giornate intere, ma possono anche non socializzare davvero, per come è strutturato l’ambiente scolastico, per come gli insegnanti non vengono preparati in Italia a gestire il gruppo classe. Addirittura a scuola i bambini possono imparare dei meccanismi alquanto distorti di socializzazione (bullismo, meccanismo di conformarsi al gruppo o al più forte , il seguire a tutte i costi delle mode suggerite dalle pubblicità per sentirsi accettati dal gruppo ecc ecc)

 Poi i bambini a scuola passano la maggior parte del tempo seduti ai banchi, gli viene spesso vietato di parlare se non all’insegnante alzando la mano e questa non si può certamente chiamare socializzazione

 Raccontaci un po’ la vostra “pratica didattica” , nel quotidiano. Avete una giornata tipo?

No, non abbiamo una giornata tipo. Persino mio marito, che lavora come libero professionista, non ha orari fissi, spesso lavora a casa e i suoi orari dipendono più dai tempi di consegna del lavoro, che da abitudini o schemi fissi. Gli orari miei e di mio figlio sono liberi ed è facile che cambino tra la bella stagione e la stagione invernale, come ho già detto per i 2/3 dell’anno usciamo quotidianamente per andare al parco o da altre parti, in inverno invece ci vediamo con gli altri bambini nelle case oppure andiamo in ludoteca. Se ci sono degli impegni con un orario preciso, ci si organizza per rispettarli e può non essere solo il lavoro, ma pure incontri con altri homeschoolers, gite culturali per cui bisogna mettere la sveglia o altre cose da fare o persone da vedere, altrimenti non mettiamo la sveglia. Andiamo raramente a letto presto, ci vengono idee molto creative la sera tardi. A volte io mi sveglio prima di tutti , verso le 6 del mattino ( a volte prima, a volte dopo) e ne approfitto per aggiornare il blog, mantenere i contatti virtuali con gli altri homeschoolers, condividendo le esperienze, fissando incontri, sia per mandare messaggi agli amici e magari metterci d’accordo su quando vederci e dove. Mio figlio mi chiede spesso di giocare con lui quando siamo in casa, spesso preferisce giochi di drammatizzazione (far parlare omini, giochi di ruolo, travestimenti) o il lego. Dai suoi giochi a volte scaturiscono occasioni per lui d’imparare, non c’è per noi diversità tra imparare e gioco. Col gioco impara tantissimo e imparare spesso per lui è un gioco. Abbiamo iniziato ad introdurre le lettere quando lui se ne è interessato, ha preferito da subito l’alfabeto maiuscolo, ora conosce tutti i suoni delle lettere maiuscole. Ogni tanto scrive qualcosa di sua iniziativa e poi mi chiede cosa c’è scritto, oppure vuole essere aiutato a sentire i suoni nelle parole per poterle scrivere. Se naviga nel sito della lego ad esempio sta imparando a leggere i nomi delle sezioni che lo interessano. Ieri ad esempio ha letto “Video” e poi è entrato in quella sezione, dove ci sono tanti filmati in inglese che lui ama guardare, anche se l’inglese non lo capisce per il momento. Da quando ha poco più di due anni fa giochi didattici sul computer. Ha imparato a contare bene fino a 16,grazie al lego e ha imparanto a contare ben oltre il 20, per non dire fino a 100, grazie ad un album di figurine voluto da lui e ai materiali Montessori. Sa fare bene le addizioni sotto il 10, nelle quali si esercita anche giocando a carte. Ogni tanto si lancia in operazioni matematiche anche dopo il 10 e ha ben compreso il meccanismo del contare fino a 100. Si esercita ogni giorno nell’ imparare ad esprimersi meglio e nella creatività con i giochi sulla drammatizzazione. Sempre attraverso la drammatizzazione ha ripreso in mano il sistema solare che aveva voluto creare con la plastilina e sempre attraverso la drammatizzazione si interessa pure alla geografia dell’Italia , oppure alla seconda guerra mondiale. E’ molto semplice fare giochi di ruolo al supermercato e intanto imparare a contare! Andiamo spesso in libreria e li mio figlio a volte mi chiede di leggergli dei libri oppure vuole delle favole nel letto prima di dormire, ma non sempre. Ama molto i libri di adesivi e ha appreso tante cose anche grazie agli adesivi, soprattutto sugli antichi romani e il corpo umano. Siamo entrambi iscritti in palestra, a volte andiamo in piscina, a volte Francesco vuole partecipare ad attività motorie per bambini.

Diciamo che alla fine i ritmi delle giornate si adeguano alle stagioni, ai bisogni e alle passioni che ci sono giornalmente, agli impegni presi e alle cose da fare per l’organizzazione pratica, senza che ogni giorno sia per forza uguale all’altro, mio figlio a volte mi accompagna e mi aiuta, se vuole, nelle incombenze quotidiane che sia pulire la casa o fare la spesa. Anche dalla più banale e quotidiana vita vera, c’è sempre da imparare qualcosa o c’è sempre da ricevere lo stimolo per aver voglia di migliorare le proprie competenze: per esempio il fare la spesa per la matematica, l’orientarsi nella città per imparare a leggere guardando cartelli e mappe o anche per la geometria. A me piace molto anche assecondare mio figlio in iniziative creative, ludiche, didattiche. Cerchiamo insieme le risposte alle sue molte domande. Mi piace inventare giochi e attività manuali da fare con lui, se lui vuole, ma senza alcuna forzatura. A volte cuciniamo e pasticciamo assieme anche in cucina, a volte costruiamo assieme i materiali Montessori che ho voluto mettere a sua disposizione, perché li trovo belli e il fatto che spesso siano autocorrettivi mi sembra un gran vantaggio. Altrimenti quando mio figlio gioca per conto suo, fa giochi didattici al computer, si relaziona in esclusiva con il padre o guarda un video/cartone animato sul web( non abbiamo la tv) , ne approfitto ancora per fare le mie cose che sia documentarmi sulle pedagogie, che siano le faccende domestiche o scrivere e rispondere ai messaggi o andare qualche volta a fare ginnastica ( quando riesco !)

Qualche rara volta poi io devo anche vigilare su me stessa per non mettere in atto comportamenti didattici- educativi simili a quelli con cui sono stata cresciuta e che giudico troppo forzosi, pena la perdita dell’interesse spontaneo di mio figlio. Non è sempre facile smettere di ragionare come ci hanno insegnato a fare, anch’io sto imparando molto e piano piano!

Comunque senza dilungarmi troppo, sul nostro blog potete leggere molto di quello che abbiamo fatto e che facciamo, anche se riesco a fare articoli su nemmeno la metà delle attività svolte.

 Quali sono gli aspetti negativi dell’h.s., sia per voi genitori che per il vostro bambino?

Un fatto abbastanza negativo sono le critiche e i pregiudizi, il non essere compresi, soprattutto da chi ci è vicino, da chi ci è caro o dai parenti per esempio. Tipicamente dall’esterno, quando sanno che non lo mandiamo a scuola, mi appiccicano l’etichetta di essere una madre morbosa che non vuole lasciare crescere suo figlio libero, che non lo vuole fare confrontare col mondo, quando invece è tutto esattamente l’opposto.

C’è poi la difficoltà di far comprendere e di spiegare cos’è l’unschooling a chi non ne sa nulla. Mi immagino già i parenti mettere me e mio figlio sotto pressione, facendogli domande per vedere se ha imparato e cosa ha imparato e farci mille discorsi per farci capire che dobbiamo mandare nostro figlio a scuola. Mi sono anche chiesta se questa tensione su di noi, dei parenti e delle critiche, potesse nuocere a mio figlio, soprattutto nel caso in cui dovesse essere eccessiva. Staremo a vedere, personalmente sono abbastanza abituata a navigare controcorrente.

Il fatto che io non lavoro fuori casa, condiziona inevitabilmente la nostra stretta economia domestica, ma preferiamo non poterci permettere l’auto, vivere in una casa piccola, non fare mai vacanze in hotel e mai in alta stagione, non andare mai dal parrucchiere, avere una casa mal-arredata con mobili usati, scambiarci persino i vestiti usati con parenti e amici, ma sentirci liberi di fare unschooling a nostro figlio.

Altro fatto potenzialmente negativo è che a una parte di me piacerebbe avere più tempo per me sola, ci sono tante cose che mi interessano e se mio figlio andasse a scuola potrei avere un po’ più di questo tempo. Ma ho anche realizzato che la priorità è mio figlio, almeno finchè non è abbastanza grande e il tempo che passo con lui è comunque un tempo sempre molto creativo, interessante e prezioso per me e sono molto felice di essere madre. Le altri parti di me le coltivo lo stesso, magari le coltivo meno adesso di quello che potrò fare fra un po’ di anni, ma questi anni sono lo stesso importanti e pieni, perchè l’infanzia di mio figlio è ora e soltanto ora ed è bello stare assieme, invece quelle altri parti di me, avrò sicuramente molto più tempo per coltivarle lo stesso più avanti.

Mi sono anche chiesta: sarei una madre migliore per mio figlio se lui andasse a scuola tutti i giorni almeno 4-5 ore lasciandomi questa pausa lunga dall’essere madre ? Mi sono risposta di no, almeno per me non è così. Poi se ho proprio bisogno di uno spazio solo mio, per essere una madre migliore, mi posso organizzare lo stesso per prendermelo un po’ di tempo, quando proprio mi necessita, come già faccio.

Un altro fatto idealmente negativo è che io non amo affatto fare le pulizie domestiche e preferirei un lavoro esterno alla famiglia e retribuito, anziché fare la casalinga, senza peraltro percepire uno stipendio, ma se anche lavorassi probabilmente le pulizie domestiche mi toccherebbero lo stesso !

Mi piacerebbe pure delle volte tornare a recitare, a fare il mio lavoro o anche un lavoro qualsiasi, sempre per agevolare la nostra strettissima economia domestica, ma considero sempre di poterlo fare più avanti se proprio voglio e anche nel caso in cui tornassi subito a recitare, se mio figlio andasse a scuola per otto ore non lo vedrei proprio più, visto che gli orari degli spettacoli sono tipicamente serali, compresi i sabati e le domeniche.

Mio figlio poi probabilmente dovrà fare l’esame di quinta elementare, mentre invece i bambini che vanno a scuola non fanno più questo esame. Ma se l’esame è svolto nel rispetto del bambino e per il bambino non è detto che questo sia un fatto così negativo.

Che consiglio daresti a chi si avvicina all’homeschooling ? Molto spesso i genitori non si sentono “all’altezza dell’impresa”, secondo te quali requisiti dovrebbero avere dei genitori per definirsi “adatti” a questo tipo di istruzione?

Il consiglio che darei è di ascoltare davvero il proprio figlio, di mettersi nei suoi occhi, nella sua mente, di osservarlo attentamente per considerare e vedere di cosa ha bisogno, di cosa si sta interessando e cosa sta cercando d’ imparare e come. Non ostacolarlo con lezioni imposte, non correggere i suoi errori almeno i primi anni perchè non solo si rischia di incrinare la loro fiducia in se stessi, ma gli si toglie in questo modo di sviluppare la competenza che i bambini hanno di imparare a correggersi da soli.occhi Se si pensa che la lezione imposta dall’ adulto al bambino, sia la cosa migliore, consiglio vivamente di leggersi sopratutto John Holt in “How Children Learn”, oppure anche la Montessori, Neill, Steiner perchè in tutti in qualche modo si parla di come sia importante lasciare libero il bambino di apprendere, anche se personalmente sono meno d’accordo con questi ultimi autori su altre questioni pedagogiche e di maternage.

Per essere all’altezza di fare homeschooling a livello burocratico, è necessario avere almeno la terza media per fare scuola familiare ai propri figli in età di scuola primaria e avere almeno un diploma di maturità per farla con i proprio figli in età di scuola media.

Pur essendo diplomati o laureati è facile però pensare di non essere all’altezza di fare scuola familiare ai propri figli, nemmeno in età della scuola primaria, ci sono passata anch’io. Perchè ci hanno sempre detto che solo le insegnanti della scuola possono essere capaci d’insegnare. Ma non è affatto vero. Se si comprende a fondo cos’è l’unschooling e come i bambini imparano, ci si rende conto che dobbiamo solo permettere ai nostri figli di essere liberi e stargli accanto, giocare con loro, leggergli libri, cercare assieme a loro le risposte alle loro domande, farli partecipare alla nostra vita attivamente, incoraggiare i loro interessi naturali, rispettando la loro istintiva autonomia e voglia di imparare. Non serve nient’altro e i nostri figli impareranno anche di più che a scuola, anche se non per forza con i tempi prestabiliti dalle tabelle di marcia , perché i bambini non sono tutti uguali e poi i bambini non apprendono con ritmo costante, ma a scatti e la frequenza di questi scatti è direttamente proporzionale all’interesse che provano per la materia di studio.

Tenere un diario di tutte le attività che si fanno, può essere molto utile per capire quante cose didattiche mettono in campo i nostri figli, anche senza che ce ne rendiamo conto.

Quindi quello che potrebbe essere molto utile , soprattutto per fare unschooling, è lavorare sulla nostra giusta consapevolezza e atteggiamento, l’appropriata cultura, il cercare le informazioni adatte, sapere cos’è davvero l’homescholing e l’unschooling, la capacità di ascolto profondo dei figli e di se stessi, la sensibilità adeguata, avere sempre fiducia nei bambini e nella loro capacità e desiderio di imparare.

Ritengo anche necessario informarsi a fondo sulla burocrazia necessaria, crearsi una rete di contatti per non sentirsi soli, personalmente mi sono iscritta al network www.educazioneparentale.org e questo è risultato molto utile e importante per noi finora.

Vi lascio infine con la seconda e ultima parte della poesia di Gibran sui figli, con l’augurio che tutti noi possiamo sempre essere davvero degli “ottimi archi” per i nostri figli, qualsiasi scelta facciamo :

Giacchè la vita non indietreggia nè s’attarda sul passato.
VOI SIETE GLI ARCHI DAI QUALI I VOSTRI FIGLI,
VIVENTI FRECCE,
SONO SCOCCATI INNANZI.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito,
e vi tende con la sua potenza affinchè le sue frecce possano
andare veloci e lontano.
Sia gioioso il vostro tendervi nella mano dell’Arciere;
poiché se ama il dardo sfrecciante,
così ama l’arco che saldo rimane.

 

18 thoughts on “Perchè la scuola familiare e l’unschooling?

  1. Posso dire di aver letto due bellissimi libri ultimamente: “Come un romanzo” di Daniel Pennac e la tua intervista completa! Mi incoraggia moltissimo leggere quello che scrivi. Un abbraccio
    PS: Anche io come te sono abituata ad andare controcorrente (non lo faccio apposta, mi viene spontaneo :)), e non vado dal parrucchiere non so più da quanto tempo.

    • Graziana cara mi emozioni e che dire, non mi sento tutti questi meriti! Ma grazie davvero con l’incoraggiamento che mi dai con le tue belle parole, compagna di non-parrucchiere e di controcorrente!

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    quante cose abbiamo da imparare, tutti.
    ce la faremo!
    ciao ciao

  6. Pingback: L’intervista a Graziella De Giorgi, mamma unschooler | Rete per l'istruzione familiare

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