Unschooling

Meglio unschooling

Meglio l’unschooling!

Puoi parlarci dell’unschooling?

Su Bambino Naturale hanno pubblicato un’articolo  sull’ unschooling scritto interamente da me per rispondere alla domanda di Irene Malfatti: “Puoi parlarci dell’unschooling?”

E’ stato suddiviso in più parti e il titolo della seconda e terza parte “educazione libertaria” non è stato deciso e voluto da me, e pure io me ne sono sorpresa,  in quanto personalmente ritengo l’educazione libertaria e l’unschooling due cose diverse.

Prima partehttp://www.bambinonaturale.it/2013/04/educazione-bambini-unschooling/

Seconda partehttp://www.bambinonaturale.it/2013/04/educazione-libertaria-bambino-vantaggi/

Terza parte http://www.bambinonaturale.it/2013/05/educazione-libertaria-critiche/

In origine la mia risposta scritta era molto più lunga e facevo anche un lungo escursus su materiali didattici , materiali Montessori e Unschooling, che nella versione pubblicata è stato tagliato per motivi editoriali.

Posto a seguire il mio originario articolo integrale, ho avuto cura di trascrivere in blu le parti che non sono state pubblicate su Bambino Naturale, così chi ha già letto l’articolo li, può evitare di rileggerlo tutto.

I bambini sono studenti naturali

Il padre dell’unschooling è John Holt, ma ci sono anche altri esponenti di questa pedagogia e ci sono anche già personaggi famosi che sono cresciuti facendo unschooling, oltre al famoso artista unschooler Andrè Stern, anche Astra Taylor, Sunny Taylor, Allison and Catherine Pierce, Peter Kowalke, Jedediah Purdy.

Un punto centrale dell’unschooling è che i bambini sono studenti naturali, hanno una curiosità e una spontanea voglia d’imparare, se non vengono rovinati dalle imposizioni scolastiche.

 Un bambino ad esempio, prima di andare a scuola, impara a fare da solo e con la vicinanza dei suoi genitori, tante cose molto più difficili come il camminare e il parlare. Imparare a parlare è un processo molto più complicato che riuscire a leggere e scrivere, ne abbiamo una qualche idea quando proviamo a studiare una lingua straniera, eppure i bambini imparano a parlare da soli e senza la scuola, con solo l’ amorevole vicinananza dei genitori.

Perché quando vanno a scuola perdono questa capacità istintiva?

Perché nelle scuole tradizionali l’apprendimento è imposto, il bambino non è rispettato nella sua libertà e ci sono programmi da seguire e sono pure programmi uguali per tutti. Invece sappiamo bene, da molti studi, che ogni bambino è diverso e pronto per imparare determinate cose a età diverse.

Così come i bambini imparano a camminare in un range normale di 8-18 mesi e cominciano a parlare in una gamma ancora più alta ( Einstein ha detto la prima parola a 3 anni e ha iniziato a parlare a 4 anni) allo stesso modo, ad esempio, sono in grado di leggere a età diverse, chi prima e chi dopo. Con programmi preordinati e per di più imposti ed uguali per tutti, molti bambini, non potranno fare a meno di annoiarsi, col rischio di perdere interesse, perché erano ben pronti per sapere prima quella cosa e altri peggio ancora rischieranno di fallire, perché non sono ancora pronti per assorbire la nuova conoscenza.

Facendo unschooling ogni bambino verrà rispettato nei suoi tempi, non perderà la fiducia in se stesso, non si annoierà e pure la sua motivazione e il suo interesse rimarranno integri.

Ogni bambino inoltre ha un suo stile diverso di apprendimento, un diverso tipo di intelligenza, diverse passioni e spesso nelle scuole non viene neppure considerata questa diversità e tutti i bambini devono apprendere secondo la stessa modalità e le medesime cose.

Secondo John Holt a scuola i bambini si sentono anche in ansia costante per via dei voti, delle interrogazioni e verifiche, la loro paura di fallire, la punizione, riduce notevolmente la loro capacità sia di apprendere, che di percepire e ricordare, e tutto questo li spinge lontano dal vero materiale da studiare e perdono molte energie nello trovare strategie atte a convincere gli insegnanti che sanno.

Poi a scuola i bambini sono costretti a stare seduti e a stare zitti per troppo tempo.

Alla fine la scuola anziché risvegliare in loro una maggior voglia di apprendere li anestetizza, li aliena tenendoli forzatamente rinchiusi e divisi per gruppi stabiliti in base all’età, come si può comprendere bene nel filmato di Sir Ken Robinson http://www.youtube.com/watch?v=SVeNeN4MoNU

Così i bambini a scuola imparano sempre di più ad essere passivi, impareranno che loro non sono in grado di imparare senza l’autorità esterna e senza programmi didattici. Gli adulti di ora sono ex- bambini scolarizzati ed è anche per questo motivo che molti faticano a pensare che si possa imparare senza insegnanti, senza programmi o imposizioni.

 Il tipo di studio che si fa nelle scuole è spesso molto passivo e dopo due sole settimane si ricorderà solo 10-20% di quanto studiato. Se si guarda il cono dell’apprendimento di Edgar Dale lo possiamo comprendere ancora meglio.

cono_apprendimento

Con l’unschooling invece i bambini possono imparare senza alcun programma e attraverso modalità sempre molto attive di studio, ricordando quasi tutto quello che hanno appreso tramite le loro esperienze di vita naturale nel mondo reale, il contatto con persone di tutte le età, il gioco, le attività e responsabilità della casa, gli interessi personali, le passioni, le curiosità, le domande, le lunghe conversazioni che possono fare senza essere zittiti, i libri, i viaggi, la famiglia, i mentori e l’interazione sociale.

Molti comunque non capiscono come faccia un bambino ad imparare senza la guida di un insegnante e senza programmi

Secondo Andrè Stern ( famoso artista unschooler ) Il gioco è l’apprendimento primitivo e tutt’ora non sa fare la differenza tra giocare, imparare e vivere.

 Personalmente posso confermare che dai giochi di mio figlio scaturiscono continuamente occasioni per lui d’imparare, che non c’è per lui diversità tra imparare e gioco. Col gioco impara tantissimo e imparare spesso per lui è un gioco.

Holt per spiegare ulteriormente come un bambino possa imparare da solo, porta l’esempio di un bambino di sette anni che lesse su National Geographic un articolo sulla pesca subacquea. Il bambino ne parlò alla madre, era rimasto molto colpito, la madre gli procurò un altro articolo sull’argomento, dove i sommozzatori si immergevano per recuperare antichi tesori di una nave affondata nel Mediterraneo tremila anni prima. Il bambino rimase affascinato ed iniziò ad interessarsi alle civiltà pre-omeriche di Creta e Micene che avevano prodotto quei tesori. Alcuni adulti lo aiutarono a trovare dei libri adatti. Questi citavano Omero e la guerra di Troia e così lesse dei sunti sull’Iliade e l’Odissea. Da qui iniziò ad appassionarsi allo studio dell’archeologia sul quale argomento, quando Holt lo conobbe, stava leggendo di tutto. I bambini non suddividono il mondo in categorie, lo vedono come un tutto unico, forse come un frutto misterioso da scoprire, per loro è naturale passare da una cosa all’altra e stabilire tipi di rapporti che raramente emergono dai libri di testo e dalla lezioni normali. Si aprono un varco nell’ignoto percorrendo sentieri che magari non avremmo mai pensato di percorrere.

Anche se la Montessori non c’entra nulla con l’unschooling, trovo illuminante a questo proposito la metafora che fa tra un bruco e la capacità di imparare dei bambini. Il bruco nasce sulla pianta nel luogo più sicuro, ovvero nell’angolo che il ramo forma all’intersezione con il tronco, ma per sopravvivere ha bisogno di nutrirsi delle foglioline più tenere che si trovano in cima ai rami. Come farà il bruco a sapere dove sono le foglie di cui ha bisogno? Il bruco non lo sa, ma nasce con l’istinto a seguire la luce , è attratto da essa e procederà verso la luce più forte fino all’estremità dei rami. Nel fare questo, nel seguire il suo istinto si troverà proprio nel punto giusto per mangiare le foglioline di cui ha bisogno e le uniche che possono andare bene per lui. Se invece qualcuno dicesse al bruco di non seguire il suo istinto e di cercare le foglioline più tenere, probabilmente il bruco , oltre a tentare di reprimere in se stesso la sua sana voglia di luce, inizierebbe a cercare le foglie, magari provando pure a mangiare quelle troppo grosse e dure e rischierebbe di fallire il suo compito e di morire. Proprio come la sana voglia di imparare di un bambino , quando non è lasciato libero di seguire il suo istinto.

(A tutto questo processo faccio riferimento nel mio blog quando parlo di “serendipità dell’imparare” ed è per questo che ho chiamato il mio blog: “La casa di Serendippo”.)

Ruolo dei genitori

Il ruolo dei genitori nell’unschooling è molto impegnato. Lasciare libero un bambino d’imparare non vuol dire affatto abbandonarlo a se stesso. Al contrario i genitori sono molto attenti e presenti come “guide” e senza invadere o pressare in alcun modo, aiutano i loro figli ad esplorare i loro interessi, condividono con loro le attività, i giochi, la ricerca di risposte, la lettura di libri e articoli, gite culturali, osservandoli e ascoltandoli con attenzione. I genitori mettono appunto in condizione di poter imparare i propri figli, a volte anche cercando persone competenti esterne alla famiglia, per approfondire un loro interesse. Aiutandoli anche a mettere in chiaro i loro obiettivi e a capire cosa devono fare per raggiungerli. Più sono piccoli e più i bambini avranno bisogno della presenza e dell’aiuto dei genitori.

Ma sul ruolo della guida, vorrei chiarire ulteriormente di quale tipo di guida o di non guida stiamo parlando. Citerò a tal proposito parole sempre di Holt che illustrano molto bene quello da cui rifuggo :”Dobbiamo riconoscere che a certi insegnanti piace il ruolo di “dragatori-capo”. Amano la sensazione di controllare costantemente non solo il corpo ma anche la mente del bambino. Adorano la sensazione di sentirsi l’unica e sola fonte di di ogni conoscenza, saggezza, esperienza nella loro classe. Taluni di questi insegnanti sono spinti dall’amore per il potere, di cui la classe è una fonte inesauribile; altri , invece, dal bisogno profondo e talvolta disperato di sentirsi utili, necessari, perfino indispensabili agli allievi. Entrambi i tipi si sentono fortemente minacciati da qualsiasi accenno alla possibilità che i bambini imparino, o debbano apprendere, da soli. Molti altri insegnanti sarebbero ben lieti di offrire una maggiore indipendenza e autogestione agli studenti, ma sono trattenuti dalla paura dei testi sacri in base ai quali gli alunni, e loro stessi, verranno giudicati.”

 Questa critica degli insegnati, oltre a chiarire ulteriori disagi a cui è potenzialmente esposto un bambino a scuola, è secondo me , ugualmente una riflessione a cui sottoporre anche se stessi come genitori, quando si vuole fare unschooling ( o anche homeschooling) ai propri figli, per cercare di evitare ad ogni costo questi comportamenti errati dettati da egoismi inconsci o paure.

Molta attenzione va posta anche a non mettere in atto l’ ansia da prestazione e i paragoni dei nostri figli con le tabelle di marcia. Ci comportiamo come se i bambini fossero dei treni obbligati a viaggiare in perfetto orario. I bambini non apprendono secondo ritmi costanti, ma a scatti e la frequenza di questi scatti è direttamente proporzionale all’interesse che provano per la materia di studio.

Unshcooling, Montessori e materiali didattici

Holt parla anche di materiali didattici o proposte didattiche che potrebbero aiutare il bambino ad essere più indipendente dalla guida dell’adulto e potrebbero aiutare anche l’adulto ad evitare di diventare troppoun “dragatore-capo”. Ma non sta chiedendo di distruggere i programmi scolastici esistenti, per sostituirli con altri basati su quanto detto da lui. Tenta solo di suggerire che cosa i bambini potrebbero amare, se liberi di scegliere. Perché devono essere sempre i bambini a scegliere in quali, dei mille modi possibili, esplorare il mondo.

 Ad esempio io amo molto i materiali Montessori, li amo perchè in alcune cose la Montessori fu davvero avanti, li amo perchè permettono al bambino di imparare attraverso un’esperienza sensoriale , li amo perchè spesso sono autocorrettivi, ovvero usando questi materiali il bambino può facilmente capire da solo quando sbaglia.

 Sulla correzione dell’errore Holt è stato molto chiaro ” A correggere gli errori dei bambini ne risulta una grossa perdita: più il bambino ricorre al proprio senso della coerenza e dell’armonia per trovare e correggere i suoi errori, più si convincerà che il modo in cui utilizza il proprio cervello funziona e si sentirà fiducioso. Aumenterà di conseguenza la sua consapevolezza di poter capire da solo, almeno il più delle volte, quali risposte hanno senso e quali no. Ma se come in generale accade, rileviamo i suoi sbagli non appena li commette e ,peggio ancora, li correggiamo noi, la sua capacità di autocontrollo, la sua capacità di individuare e correggere i suoi errori non si svilupperà affatto, ma tenderà anzi a estinguersi. Penserà di no avere tale capacità o di non averla mai avuta o di non poterla mai acquisire.” Anche la Montessori era d’accordo sul non correggere l’errore, sopratutto all’inizio per non minare l’autostima dei bambini.

 Ma non è detto che i materiali Montessori vadano bene per tutti i bambini, non è detto che mio figlio li scelga per imparare. Inoltre secondo la tradizione Montessoriana ogni materiale va usato solo nei modi didattici previsti, quelli pensati dalla Montessori e ogni materiale va presentato inizialmente dall’adulto al bambino in un dato modo.

Pur avendo già maturato la consapevolezza sull’uso e la scelta libera dei materiali, ho provato lo stesso a presentare nei modi prescritti i materiali Montessoriani a Francesco e ho visto che con lui non funziona così, anzi è controproducente. Perchè mio figlio essendo amato incondizionatamente e senza premi o punizioni, è libero anche dalle mie aspettative e quindi non si presta ad imparare qualcosa, se non è precisamente quello che vuole e interessa a lui, solo perchè glielo propongo in “stile Montessori “. Mio figlio non deve inoltre competere con altri bambini per avere le mie attenzioni usando il motivo della didattica, perchè la mia attenzione ce l’ha comunque. Proprio come sostiene Holt quindi, più avverte una pressione di qualsiasi tipo da parte mia, per quanto sempre dolce, e più tutte le sue energie e le sue capacità intellettuali non vengono più usate da lui per esplorare l’ignoto e per imparare, ma per trovare il modo di sfuggire alle pressioni, rischiando di perdere la voglia di imparare, invece se non mi preoccupo di spingerlo, la sua voglia di apprendere aumenta.

Insomma non è facile essere una guida senza cedere alle lusinghe del “guidare”, è fin troppo facile lasciarsi condizionare dai paradigmi acquisiti nella propria infanzia fatta di scolarizzazione, di imposizioni e necessità di programmi ed abbiamo sempre qualcosa da imparare anche noi genitori. Gli ottimi materiali Montessori posso al limite lasciarli a disposizione di mio figlio, senza alcuna presentazione o spinta, sapendo che magari non verranno utilizzati. A volte ne fa uso, se è quello che a lui serve veramente in quel momento e sopratutto se lo lascio sempre libero di sperimentare per conto suo questo materiale in tutti i modi che preferisce, facendo con esso tutto quello che vuole e per tutto il tempo che vuole.

L’importanza della libertà del bambino anche di trovare e scegliere  i modi e non solo i tempi con cui imparare

 Andrè Stern racconta: “I miei genitori non mi hanno mai stimolato, mi lasciavano libero di trovare le mie pertinenze. Come puoi stimolare tuo figlio? Dovresti partire dai tuoi interessi, mentre i nostri genitori sono sempre partiti dai nostri. Hanno fatto ciò che faccio ogni giorno con mio figlio: ci hanno guardati e questo li ha impegnati molto. Non saprei come stimolarlo, è la vita che lo stimola. (..)Ma se anche noi dovessimo proporre un tavolo con una straordinaria quantità di proposte pedagogiche, nostro figlio forse lo guarderebbe un attimo e poi si stupirebbe di qualcosa che si trova oltre il tavolo. 

Il problema della libertà, della scelta su come fare una cosa o se farla o meno, è della massima importanza per l’unschooling. Holt, porta l’esempio di un esperimento nel quale tentarono di far lavorare dei bambini a piccoli gruppi come degli scienziati in erba, cercando di indurli a pensare in modo reale, creativo, originale attraverso un laboratorio di ricerca con la presentazione di una bilancia e dei pesi. Ma né il laboratorio e né gli “scienziati” funzionarono, perchè i bambini DOVEVANO LAVORARE SU PROBLEMI DELL’INSEGNANTE, NON SU LORO PROBLEMI.

In un altro esperimento-esempio se a un bambino tentavano di fargli eseguire dei giochi e risolvere dei problemini il risultato era nullo. Al contrario se lasciavano che il bambino prendesse confidenza col materiale e giocasse a modo suo con esso, i risultati c’erano. Quindi se inizialmente i bambini avevano giocato lavorando di fantasia personale e usando il materiale liberamente ( alcuni pezzi diventavano delle mamme o dei papà, o degli animali piccoli e grandi ecc ecc), dopo tutta questa prima fase di esplorazione libera e spontanea, i bambini erano pronti per affrontare giochi e problemi più complicati.

Holt fa altri esempi di come delle spiegazioni date dall’adulto possano pure intralciare la capacità di conoscere e imparare del bambino. Dei bambini erano invitati a creare dei ventagli di carta seguendo l’esempio di un ventaglio che avevano innanzi. Tutti rapidamente fecero il loro ventaglio di carta. Dopo di chè l’insegnante prese il libro di testo e lesse ad alta voce lentamente e con chiarezza le istruzioni su come fare il ventaglio di carta, che già tutti avevano saputo fare , ma nessuno a quel punto riuscì più a rifare il ventaglio, pur avendo davanti agli occhi ancora il ventaglio di carta già fatto.

 La stessa cosa avvenne anche in altri esperimenti con un pendolo, dove le cose andavano bene quando ci si manteneva con costanza sulla rotta dell’esplorazione spontanea e non altrettanto bene quando ci si atteneva a quanto si voleva che i bambini facessero. Perché questi bambini avevano raggiunto una conoscenza insufficiente del moto del pendolo e avevano bisogno di sperimentare liberamente il pendolo, fino al momento in cui i loro modelli mentali del mondo avrebbero incluso abbastanza pendole da rendere comprensibile e significante un discorso sul pendolo.

Secondo Holt questo principio è altrettanto valido per l’aritmetica, la storia, la geografia, l’apprendimento di una lingua. I bambini hanno bisogno di quello che raramente noi diamo loro a scuola: del tempo e della libertà di -esplorare- prima di cominciare a leggere, per creare dei rapporti tra lettere e suoni. Hanno bisogno di tempo per costruire nella loro mente, senza fretta, senza pressioni di nessun genere, il senso di come le parole appaiono, prima di cominciare a memorizzare delle parole particolari. Hanno parimenti bisogno di tempo per un’esplorazione spontanea e libera tra numeri e numerali, prima di impararli. Hanno bisogno di costruire un modello mentale del loro campo di esplorazione prima di cominciare a parlarne.

Gli insegnanti pensano di poter trapiantare i loro modelli mentali nella menti dei bambini, mediante le loro spiegazioni, ma è impossibile.

 I difensori del sistema dicono abitualmente:Il sapere umano è immagazzinato e trasmesso per simboli. E’ nostro dovere insegnare ai bambini a usarli”. Questo è abbastanza vero, ma il solo modo in cui i bambini impareranno a trarre dai simboli il significato è imparare innanzi tutto a trasformare la loro stessa realtà in simboli. Devono fare il lungo viaggio dalla realtà al simbolo e farlo varie volte, prima di essere pronti a intraprendere il viaggio in senso inverso. Bisogna quindi cominciare con quello che i bambini vedono, fanno, o sanno, bisogna lasciarli parlare e scrivere, prima di tentare di parlare loro di quelle tante cose di cui non sanno nulla.

 Bisogna dunque lasciare libero il bambino di sperimentare il mondo reale, libero di giocare e di esperire la realtà attorno a lui, ma tutte queste cose non ci sono dentro la scuola, bensì fuori dalla scuola, la scuola ancora una volta priva il bambino della materia prima e del tempo di cui ha bisogno per non rinunciare ad apprendere davvero.

Critiche all’unschooling

 Ci sono molti modi con cui la gente in genere reagisce a queste idee, due sono però le critiche più comuni citate da Holt:

 -Non vi sembra di chiedere ai bambini di scoprire o di ricreare da soli tutta la storia della razza umana?

Non si chiede ai bambini di reinventare ad esempio la ruota. La ruota c’è già, la può vedere, ma il bambino non ha bisogno che gli si dica cosa è una ruota e a cosa serve, per saperlo. E’ una cosa che può imparare da sé, a suo modo, e al momento giusto . Allo stesso modo non è necessario che inventi la lampadina elettrica, l’aeroplano, o la legge, il governo, l’arte, la musica. Tutto questo è già stato inventato, ed è li alla portata del bambino insieme a tutta la nostra cultura.

 Non vi sono alcune cose che tutti dovrebbero sapere? Non è quindi nostro compito assicurarci che i bambini le sappiano?

Con la possibile eccezione della lettura ( e del saper fare di conto secondo me!) che in ogni caso sono solo delle abilità, non è dimostrabile che vi sia un qualunque settore della conoscenza essenziale a tutti. Utile e conveniente, forse; essenziale, no. Inoltre quelli che pensano esserci delle cognizioni essenziali, non sono d’accordo su quali esse siano. Il ritmo del progresso scientifico è tale che le nozioni apprese dai nostri figli diventeranno obsolete in pochianni.Quanto ricordiamo poi di tutte le nozioni con cui ci hanno imbottito la testa a scuola? Molto molto poco se a distanza di due settimane, anche secondo il cono di Edgar Dale ricordiamo solo il 10-20 % di quanto abbiamo letto o ascoltato. Ma anche se si potesse giungere ad un accordo nella scelta del tipo di conoscenza da offrire ai bambini e anche se le conoscenze non diventassero desuete e anche se una volta entrate nel cervello non le si dimenticasse più, Holt sarebbe lo stesso del parere che si dovrebbe lasciare libero il bambino di apprendere.

Nella nostra lotta per comprendere la vita, le cose che più abbiamo bisogno di imparare sono anche quelle che più desideriamo apprendere. Quando apprendiamo così, e per queste ragioni profonde, impariamo rapidamente e per sempre. Non è necessario ripetere mille volte una nozione a una persona che ne ha veramente bisogno.

 Tutto questo secondo Andrè Stern è ulteriormente confermato dalle più moderne scoperte della neurobiologia :”il cervello, anche se bombardato da informazioni, non cambia nè progredisce le proprie funzioni.(..)Ciò che permette uno sviluppo naturale del cervello è l’entusiasmo, attraverso un processo chimico ormonale. (…)Quando proviamo entusiasmo per un dato argomento noi ci dedichiamo anima e corpo a quell’argomento (qui il fattore tempo è quindi fondamentale), il nostro cervello è capace di trovare tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno, come una spugna. Così, velocemente, si diventa molto competenti, l’apprendimento è un effetto secondario. E sapete qual é l’effetto secondario della competenza? Il successo!”

Per l’unschooling lo studio di un singolo argomento è dunque meno importante dell’imparare ad apprendere e della libertà necessaria per poterlo fare davvero. Perché se non si è stati spenti nella propria capacità istintiva di imparare, si sarà anche dopo nella vita e da grandi in grado di apprendere tutto ciò che deve essere appreso, per soddisfare le esigenze emergenti, gli interessi e gli obiettivi anche di un lavoro.

-Unschooling e lavoro

 Alcune critiche mosse all’unschooling suppongono che i bambini senza la scuola possano essere privi delle competenze sociali, della struttura e motivazione che occorre per il mercato del lavoro, ma in realtà è proprio vero l’opposto: un ‘educazione auto-diretta in un mondo reale, rende il bambino più in grado di gestire il mondo reale.

 Secondo Andrè Stern (musicista, liutaio, co-direttore di un teatro, giornalista, autore, collaboratore tecnico di suo padre, direttore di un’iniziativa di un’associazione tedesca) per trovare lavoro non è necessario essere laureati, perchè ci sono tante persone molto qualificate, ma che fanno un lavoro diverso da ciò che hanno studiato. Lui non è né diplomato né laureato, ha concretamente sperimentato ciò che la vita stessa chiede, non è una qualifica ma una competenza. Un buon diploma non significa più un sicuro buon lavoro.

 Fonti:

How Children Learn” di John Holt

Intervista ad Andrè Stern:http://vonmises.it/2012/11/02/e-non-sono-andato-a-scuola-intervista-ad-andre-stern/

 


10 thoughts on “Unschooling

  1. Tra le parti in blu quella che mi ha colpito di più e che non voglio scordare è questa “Perchè mio figlio essendo amato incondizionatamente e senza premi o punizioni, è libero anche dalle mie aspettative[…]“. Per il resto sai benissimo che sono innamorata di questa intervista 🙂

    • Grazie Graziana! Sei tanto cara! Io però a volte sento molto bene risuonare in me anche queste mie parole: “Il mio ideale educativo profondo è tanto di tutto questo, a volte è amaro anche considerate come non si riesca a rendere sempre reale il proprio ideale, sia con se stessi, sia nella propria vita e non è nemmeno facile con il proprio figlio. Nessuno è perfetto, io poi certamente sono tutto tranne che perfetta, ma per fortuna Dio mi ama incondizionatamente e non aspetta che io sia perfetta per amarmi.” Insomma si fa del proprio meglio rispetto ai prorpri ideali, ma si sbaglierà sempre lo stesso e non saremo mai perfetti e a volte gli echi negativi della nostra infanzia si fanno sentire anche nel rapporto con i nostri figli purtroppo, ma almeno so chiedere scusa…

  2. Sei spettacolare! sono una fan di Summerhill e non mi sognavo lontanamente che esistesse in Italia qualcuno che fa unschooling. Avete tutto il mio appoggio e la mia stima! 🙂

  3. Grazie mille per il tuo contributo, il sito offre davvero numerosi spunti!
    Posso sfruttarti ulteriormente e chiederti come fare a contattare un gruppo di Unschooling per svolgere attività insieme?

    • Guarda personalmente i contatti li ho trovati tramite il web. Ci sono vari gruppi su facebook di homeschooling, non sono specificatamente di unschooling, ma poi cercando tra chi è della propria zona si può riuscire a trovare qualche famiglia con cui si sta bene…Quindi su facebook ci sono vari gruppi sia internazionali che nazionali, ci sono gruppi aperti e gruppi chiusi e segreti, c’è ad esempio questo gruppo imparare in libertà::https://www.facebook.com/groups/445346622162922/?fref=ts

      Poi c’è questo sito: http://educazioneparentale.org/ l’iscrizione è a pagamento ma una cifra annuale davvero irrisoria, qui ci sono gruppi anche divisi per città e si possono cercare le persone più vicine a te se sono interessate ad uno scambio…

  4. Ciao, sono proprio io 😉
    È tutto davvero affascinante, anche se non proponibile per ogni bambino: occorre che almeno un genitore non lavori, per dedicarsi a lui, occorre una certa istruzione e preparazione psicologica per affiancare il bambino in questo cammino. Inoltre credo che la possibilità di accedere all’istruzione gratuita (diciamo quasi gratuita) è una conquista che ha permesso il sollevarsi dalla miseria per tanti bambini.
    Quindi credo che questa possibilità sia davvero riservata a pochi fortunati (fortunati perché possono sperimentare questa libertà, questo piacere di imparare, questa attenzione dei genitori ecc…)
    Ma c’è un punto in cui non sono d’accordo, ed è questo: Un buon diploma non significa più un sicuro buon lavoro.
    Purtroppo, in Italia, questo non è vero. Qui occorre un diploma per fare tutto, il concorso x, il lavoro y, anche il meno prestigioso. A meno che non si riesca a fare l’artista come il personaggio di cui parli, cosa assai difficile, purtroppo, sempre qui in Italia, se non hai “conoscenze” “spinte” ed agganci vari 🙁
    Penso, ad esempio, a mio marito che ha conoscenze e competenze maggiori di molti dirigenti, ma non può avanzare nella carriera, perché non ha la laurea…

    • Ciao Paola! Grazie di essere qua! In realtà sai che conosco delle famiglie che lavorano tutti e due, ma riescono lo stesso con l’appoggio dei nonni o mettendosi d’accordo con altre famiglie a fare unschooling…

      Ci tengo anche a precisare che per il momento la nostra scelta di unschooling copre il ciclo della primaria e poi più avanti vedremo.

      Ma quanto al discorso del diploma si parla di non dare per scontato che avere un buon diploma corrisponda a un buon lavoro, altrimenti direi che tutti i diplomati volenterosi avrebbero tutti un buon lavoro e invece sappiamo bene che non è così. Mio marito ad esempio è certamente laureato e di diplomi ne ha due, eppure non riesce a trovare un buon lavoro anche se si è sempre diplomato col massimo dei voti o con voti molto buoni. Mentre invece dei parenti senza troppa istruzione pubblica, fanno gli idraulici e hanno un lavoro meglio retribuito che si sono pure scelti loro. Quindi io sono d’accordo che un buon diploma non significa più automaticamente un buon lavoro, ma certo dipende da cosa vuoi fare. Se tuo marito era interessato ad una professione dove la laurea serviva davvero, come mai non l’ha potuta conseguire eppure non ha mica fatto unschooling lui giusto?Magari invece se faceva unschooling la laurea l’avrebbe conseguita! Perchè fare unschooling non vuol dire per forza che non avranno diplomi o lauree, se i nostri figli sceglieranno percorsi dove occorre avere dei diplomi. Mettiamo che mio figlio voglia fare il medico ebbene la laurea gli occorre di sicuro. Ad esempio in UK si può accedere all’università anche senza diploma e qui in italia ci si può diplomare anche da privatisti. Infatti c’è questo paragrafo dove dico verso la fine che i genitori aiutano i loro figli anche a mettere in chiaro i loro obiettivi e a capire cosa devono fare per raggiungerli.: ” Il ruolo dei genitori nell’unschooling è molto impegnato. Lasciare libero un bambino d’imparare non vuol dire affatto abbandonarlo a se stesso. Al contrario i genitori sono molto attenti e presenti come “guide” e senza invadere o pressare in alcun modo, aiutano i loro figli ad esplorare i loro interessi, condividono con loro le attività, i giochi, la ricerca di risposte, la lettura di libri e articoli, gite culturali, osservandoli e ascoltandoli con attenzione. I genitori mettono appunto in condizione di poter imparare i propri figli, a volte anche cercando persone competenti esterne alla famiglia, per approfondire un loro interesse. Aiutandoli anche a mettere in chiaro i loro obiettivi e a capire cosa devono fare per raggiungerli. Più sono piccoli e più i bambini avranno bisogno della presenza e dell’aiuto dei genitori.”

      • Ciao, sono tornata!!
        Vedo che mio figlio sarebbe interessato a cose come gli esperimenti che si fanno con i giochi stile “piccolo chimico”, è sempre su internet a cercare corsi di lingue on-line per imparare a comunicare con i compagni di lingue diverse, quindi pensavo “magari dovrebbe fare hs anche lui” ma tutto deve durare poco e deve essere divertente. Appena si profila la possibilità di un impegno più consistente, stop.
        Mi dirai certo che è per via del fatto che per tanti anni è stato costretto dalle insegnanti a fare ciò che non amava, ma è anche vero che secondo la psicologa soffre di deficit di concentrazione e attezione, per cui passa da una cosa all’altra senza approfondire mai.
        Mettiamoci anche tutti i miei limiti, la mia scarsa pazienza, i miei impegni quotidiani e… no, penso farei un disastro e penso che lui non farebbe altro che giocare al pc…
        🙁
        Per quanto riguarda mio marito, ti vorrei spiegare di più, ma magari in privato, non voglio mettere in piazza storie personali senza il suo consenso 😉
        Come faccio per scriverti?
        Non ti vedo più, dove eravamo solite incontrarci prima…

        • Ciao Paola io non ne so abbastanza di deficit di concentrazione e attenzione, ma so ad esempio che ci sono madri che fanno homeschooling proprio perchè i loro figli hanno dei bisogni speciali o iperattività o deficit di attenzione o dislessia ecc ecc. Conosco anche alcune teorie che parlano di come sia anche la scuola, per come è strutturata ora, che favorisce l’insorgenza di problematiche varie nei bambini. Bambini che se davvero fossero stati rispettati nei loro tempi non avrebbero maturato problematicità. Detto questo al momento se non sbaglio tuo figlio ha 11 io sono certa che tu come madre fai il plus ultra per lui come sempre hai cercato di fare, ma dopo una scolarizzazione di così tanti anni è molto difficile per qualsiasi bambino poter fare non tanto l’homeschooler che è fattibile sempre, ma l’unschooler si! Perchè ormai purtroppo nella maggior parte dei bambini scolarizzati è spenta la capacità di essere degli studenti naturali e di imparare senza che ci sia per forza un adulto che ti insegni. Quanto al durare poco è provato da studi, che l’attenzione ha una soglia molto bassa anche negli adulti “normali” si parla di un tempo inferiore all’ora, non ricordo il tempo di attenzione per i bambini ma credo sia ancora più inferiore, anche da questo dato si può vedere come la scuola pretenda il quasi impossibile dai bambini!
          Quanto ad una cosa da imparare che sia divertente: lo dice anche proprio Andrè Stern e ulteriori studi che per imparare davvero qualcosa, senza dimenticarla dopo 15 giorni al massimo, ci vuole la passione o la nostra necessità interiore di volerla davvero apprendere perchè è una competenza che vogliamo acquisire e che ci piace avere. E’ proprio grazie alla passione e al piacere/ divertimento di imparare che si impara e per via dei sistemi scolastici, ora sicuramente a tuo figlio tante cose dell’imparare risultano gioco-forza noiose e pesanti. In ogni caso la sua passione per imparare le lingue o gli esperimenti sono assolutamente da valorizzare. Mi chiedevo se conoscevi questo fantastico programma “duolinguo” ottimo davvero per imparare una lingua base. A partire da queste sue passioni si possono iniziare ad abbracciare interessi sempre più vasti, leggere libri su esperimenti, studiare la scienza e i suoi vari fenomeni , e piano piano la ricerca si può allargare. Se poi ha passione per il ditigale hai provato a consultare la pagina dei giochi didattici on line?http://lacasadiserendippo.altervista.org/links-di-giochi-e-attivita-didattiche-sul-web/ è tarata sui primi anni di elementare, ma ci sono anche link per classi più avanzate e anche a partire dalla passione per il digitale se fai delle ricerche su internet puoi aiutarlo a imparare tante cose che lo interessano. E poi ci sono anche video giochi più creativi, dove magari il video gioco lo devi creare proprio tu!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*